FINALMENTE! Dopo anni di attesa e con solo qualche sporadico raggio di sole, arriva questo “Tempo of the damned” degli storici Exodus a rinverdire i vecchi fasti di un genere che vive solo di ricordi. Potrei tranquillamente dividere questa recensione in due distinti blocchi, il primo per le nuove leve e il secondo per i nostalgici e gli appassionati del thrash (quello vero), i primi si troveranno di fronte ad un disco diverso da quelli che negli ultimi dieci anni hanno creduto fossero lavori thrash, i secondi si sentiranno, almeno stavolta, a “casa”.
Gli Exodus sono tornati con un disco che crea un ideale ponte con il loro grande passato (lavori come “Bonded by blood”, “Pleasures of the flesh”, “Fabulous disaster” restano capitoli indimenticabili nella storia del thrash), la reunion del 1997 con Paul Baloff aveva dato frutti non del tutto convincenti (un disco dove veniva riproposto il classico “Bonded by blood” in versione live, intitolato “Another lesson in violence”), quantomeno pero’ era servito per far riunire la line up orignale con il solo Jack Gibson al basso in luogo di Rob McKillop. Dopo la tragica scomparsa di Baloff e’ tornato Steve “Zetro” Souza e con questa line up gli Exodus hanno registrato questo “Tempo of the damned”.

Gia’ dall’opener “Scar spangled banner” si capisce che aria tira, brano tirato, ritmiche travolgenti e serrate e, soprattutto, un riffing devastante; la voce di Souza e’ inconfondibile ed il rimando ai classici precedentemente citati e’ spontaneo. La scaletta e’ improntata sulle medesime coordinate, brani aggressivi in pieno stile Exodus, micidiale in molti punti, “Blacklist”, “Forward march” per citare alcuni esempi chiari. La cosa che meglio caratterizza questo lavoro e’ l’assoluta mancanza di cali qualitativi, ogni brano e’ molto curato nonostante sia chiaro l’intento di rendere il suono aggressivo e “grezzo”, ogni cosa e’ al suo posto e suona naturale ed armonica con il resto.
Musicalmente non scopriamo gli Exodus oggi, ma sotto l’aspetto chitarristico questo e’ un disco che rivaleggia con i loro migliori, sono proprio le chitarre di Holt e Hunolt a farla da padrone per tutta la durata del lavoro, con la voce di Souza che funge da catalizzatore, gli assoli sono ben congengati e suonati ma e’ il lavoro ritmico a lasciare a bocca aperta, riff semplici ma al contempo potentissimi come uno schiacciasassi, e’ li che risiede lo “spirito” del thrash metal, l’anima di questo genere veloce e tagliente che era stata inesorabilmente smarrita nel corso degli ultimi lustri.
“Tempo of the damned” e’ un grande disco, un lavoro puramente thrash metal come non se ne sentivano da molto, troppo tempo, gli Exodus sono riusciti dove molti altri hanno fallito, si sono riuniti ed hanno approntato un lavoro piu’ che degno di essere affiancato a quanto fatto ad inizio carriera molti anni addietro. Per loro sarebbe stato decisamente piu’ semplice uniformarsi al genere che odiernamente viene spacciato per thrash, in tal modo avrebbero attinto a bacini d’utenza sicuri, cosi invece si sono rivolti maggiormente a chi il thrash lo seguiva negli anni ottanta ed a tutti quelli che sono andati alla ricerca di questo settore del metal, spero vivamente che questa scelta non sia controproducente per loro ma che invogli i nuovi ascoltatori a domandarsi cos’altro si perdono di quegli anni, cosa c’e’ realmente dietro il nome di quest’area del metal e quali erano i migliori esponenti al momento di maggior splendore; una ricerca che porterebbe inevitabilmente alla (ri)scoperta di capolavori musicali caduti troppo presto nel dimenticatoio.

Gli Exodus hanno stabilito un nuovo metro di paragone verso l’alto per quello che riguarda le reunion, finora sono stati il gruppo migliore in tal senso almeno per l’ambito thrash, il mio consiglio e’ di comperare questo disco ed ascoltarlo per bene, poi armarsi di pazienza ed andare a ritroso nel tempo per cercare gli altri dischi che citavo in precedenza, in modo da aver chiaro cosa sono stati gli Exodus.
Dal canto mio non posso che ringraziarli per questo gran disco e consigliarlo a chiunque sia in cerca di musica dura ma con strutture melodiche chiare e non caotiche ed insensate, questo e’ il thrash.

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