Quando si parla di Evoken si parla di funeral doom e quindi di marce rallentate all’accesso, ritmi snervanti che dilaniano la mente da quanto sono sfibranti, sussurri fantasmi che tracciano la struttura delle intere canzoni.. Un’opera del genere nasce inevitabilmente come un prodotto difficile da scalfire e da penetrare, accessibile solo a quelle poche anime incantate dalla pesantezza e dal grigiore che è tipico di questo stile di musica.
Gli statunitensi, anche questa volta, hanno plasmato un monumento fortificato, che emerge per il suo aspetto massiccio e monolitico, che può spaventare da quanto è totemico. Siamo di fronte a un album gustosissimo, ulteriore conferma per la band dopo l’eccellente prova di “Quietus”, altro tempio della mente e della riflessione. Con “Antithesis Of Light” gli Evoken hanno materializzato la pena della tenebra, la paura dell’ignoto e il silenzio della morte. Descrivere minutamente ogni singola traccia sarebbe un delitto ad un album che sembra esser stato concepito come unicum, come un percorso meditativo e intimo, senza possibilità di pause. Tempi distillati in poche gocce che rendono ossessive le note che si ripetono quasi con stanchezza e come ostacolate da una nebbia fitta e velenosa. Un album ostile, malato, capace di trasmettere la desolazione di lande deserte, dove l’unico elemento presente sembra essere una sabbia fine e densa, tanto da dilaniare le ossa oltre che la psiche: questo è l’effetto di “Antithesis Of Light”. La bellezza di queste melodie, quasi per capriccio, sta però in questa impenetrabilità, in questo freno continuo costituito da sinfonie crepuscolari, di cui un ascoltatore attento può percepire ogni singola sfumatura, grazie proprio ai battiti poco frequenti che animano tutto.

Un lavoro alienante e grigio come la copertina che lo rappresenta, un album che potrà essere apprezzato da pochi, ma che lascerà a quelle persone una quantità di sensazioni indescrivibile. “Antithesis Of Light” è la manifestazione delle mille sfaccettature dell’oscurità, nel suo fascino seducente come nel suo volto meschino e terrificante.

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