Un miracolo si è avverato! Ero ormai convinto che gli Europe non sarebbero mai più esistiti ed invece parecchio tempo fa l’annuncio del ritorno sulle scene, con la formazione dell’acclamatissimo The Final Countdown, per un nuovo album con tanto di tour al seguito.
Gli Europe sono sempre stati un gruppo o amato o odiato, per via dell’enorme successo e dei milioni di ragazzine che all’uscita di The Final Countdown erano letteralmente impazzite. Tutto quel successo fu per loro troppo tanto che dopo due album si sciolsero.
Il nuovo disco segna un ritorno verso le sonorità degli esordi, non c’è dubbio. Molti grideranno ad un secondo miracolo probabilmente, altri ne saranno dispiaciuti. D’altronde non si possono mai accontentare tutti i fan; io mi trovo decisamente in una via di mezzo. Con questo nuovo lavoro temevo che i cinque potessero essere arrugginiti da una parte e che potessero uscirne con un The Final Countdown parte seconda. Nulla di tutto questo, per fortuna se vogliamo.
Le sonorità sono aggiornate all’oggi senza nessuna “nostalgia” dei tempi d’oro. Il ritorno di Norum in formazione poi, si fa più che sentire a tal punto che Michaeli fa praticamente solo da comparsa. Le chitarre sono dunque più incisive, la musica è più grintosa anche se non mancano i momenti sdolcinati come ad esempio in “Settle For Love”.
Decisamente efficaci sono la grinta di “Flames”, e il potenziale, anzi ben più che potenziale, hit “Hero”. Questo brano è forse il più ispirato della dozzina di nuovi brani che Tempest e soci ci propongono. Melodia, dolcezza e grinta si fondono egregiamente, mentre il top della melodia spetta a “Roll With You”; dolcezza pura, e altro potenziale hit. Episodio piuttosto noioso è “Song No. 12” tanto che, devo essere onesto, lo salto spesso.
A “Sucker”, “Spirit Of The Underdog” e “America” spetta invece il ruolo di brani più energici e dinamici; è più allegro il primo mentre è più triste il secondo.
Il terzo nonostante l’aggressività risulta piuttosto insipido, anche se colpiscono nel segno i cori del ritornello. Ho, al contrario, trovato bellissima la “titletrack” con una grandissima melodia di fondo.

Il ritorno discografico degli Europe ha tanto il sapore del “ritorno per mestiere” e non tanto “per ispirazione”. Ho trovato un Joey Tempest decisamente sotto tono, così come anche il solismo di Norum, che si è concentrato praticamente solo sull’incisività dei riff.
Quello che però mi ha dato più fastidio di questo album è che ho avuto l’impressione che gli Europe abbiano voluto stare con due piedi in una scarpa. Hanno cioè cercato di indurire il loro sound per un pubblico più avezzo all’Hard Rock cercando allo stesso tempo le grosse vendite scimmiottando abbastanza i gruppi rock da classifica di oggi. Attenzione non pop rock. Avrei preferito avessero mantenuto la loro personalità per utilizzarla a scalare le classifiche.

Ad ogni modo Tempest sa come rendere il tutto molto appetitoso. E devo dire che comunque è riuscito a confezionare un album che si fa ascoltare con molto piacere, pur non lasciando particolarmente il segno. Magari il prossimo sarà più incisivo, speriamo.

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