Pubblicato nel 2004
www.ensoph.it

Creatura assai strana quella degli Ensoph, parlare di black, di gothic di industrial e tanto altro è inconcludente in questo caso. Avantgarde è la parola giusta, dice tutto e, per molti, non dice niente. è difficile ascoltare questa follia, direi impossibile se disdegnate qualsiasi suono “elettronico”, è musica in cui spesso ci si perde questa. Non dico centinaia ma certamente decine di ascolti possono rendere giustizia alla proposta degli Ensoph. Inoltre, indispensabile sarebbe anche la lettura dei testi nonchè una visitina alla loro pagina web per farci un’idea “concreta” di cosa sono gli Ensoph; sarebbe un errore immenso percepire gli Ensoph come singola entità musicale, cosa giusta è, invece, racchiuderli in una sfera in cui musica, filosofia e pura immagine cercano di unirsi alla perfezione.
Sicuramente molti li catalogheranno come fenomeni da baraccone e come “poser”… ok nessun problema! Io invece credo che si debba analizzare a fondo le cose, soprattutto ciò che risulta “diverso”, difficile da capire.

I brani proposti sono 10 di cui l’ultimo è un buon remix di “Sophia’s Fall” ad opera di Bruno Kramm (dei Das ich). Come dicevo, la musica degli Ensoph spazia dal black metal sinfonico (come per l’iniziale “Jaldabaoth At The Spring Of Time”) con ampi spazi melodici/elettronici all’industrial (tribale aggiungerei) di “Salmo A Nessuno”. Grazie a questa miscela, la musica ottenuta risulta spesso acida e cervellotica, ricca di suoni in cui perdersi (dal pianoforte ai flauti ai vari samplers utilizzati) e da cui lasciarsi trasportare. Un ruolo chiave lo gioca anche il suggestivo doppio cantato che spesso sfocia in un recitato teatrale donando a tutta l’opera un tocco di misticismo.

L’opera è di qualità omogenea, senza alcun dubbio, ma spesso la sensazione che il legame fra black, gothic e industrial sia quasi forzato rende l’ascoltatore un po’ perplesso sul futuro di questa band: si distaccheranno maggiormente dal legame col metal oppure abbandoneranno la componente elettronica?
Comunque la certezza è una sola: “Opus Dementiae” non sarà certo un capolavoro ma mostra un giovane gruppo ricco di idee e capacità che farà parlare di se in un futuro non troppo lontano.

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