Sono attivi dal 1998 i napoletani Endorphine e questo “The Future Seed” è il loro debutto che, seppur poco distribuito e co-prodotto con una piccola casa discografica (la Cruna Rec.), è un album a tutti gli effetti, registrato in modo professionale e ricco di un artwork accattivante.
La proposta degli Endorphine è un death-thrash metal assai moderno influenzato dai Nevermore ma che non disdegna aperture melodiche oscure che si ispirano (a detta loro) agli Opeth.
Nulla da dire su tutto ciò, ho ascoltato e riascoltato “The Future Seed” e posso confermare che si tratta di un buon album e al posto loro avrei lasciato a casa i riferimenti a gruppi più famosi, sopratutto perchè non ce n’è bisogno. Comunque sia, bella l’iniziale “Self Portrait” ricca di atmosfere calde e malinconiche nella parte iniziale e di pura potenza nella parte restante; bello l’uso del doppio cantato (growl e pulito), buoni i riff e buona la ritmica…. un ottimo biglietto da visita! Davvero superlativa “My Breath Away”, un brano ricco di cambi d’atmosfera, con arpeggi acustici davvero splendidi e un cantato pulito davvero bello che complessivamente ricorda molto gli Opeth (quelli di “Still Life” e “Blackwater Park”)… sicuramente il brano più bello e più riuscito dell’intero album.

A volte la ricercatezza forzata della melodia rende alcuni brani (vedi “One Day”) troppo smorzati, a volte la batteria non convince del tutto (sopratutto nei momenti acustici), altre volte ancora il distacco fra le parti più pesanti e quelle acustiche è un pò troppo netto ma sicuramente “The Future Seed” è un ottimo prodotto e sicuramente gli Endorphine hanno molto altro ancora da dire.

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