Dopo il debutto del 2008, gli Empires Of Eden tornano a far sentire la propria voce con un album ricco di ospiti illustri. Questo tipo di operazione ha solitamente due scopi ben distinti ed opposti: valorizzare ulteriormente delle composizioni già di per sé buone oppure coprire col grosso nome una mancanza patologica di idee. Fortunatamente la categoria in cui la band australiana ricade è la prima ed infatti “Reborn In Fire” è la testimonianza di una formazione in piena estasi compositiva, che miscela a dovere gli Helloween più oscuri di “The Dark Ride” con svisate chitarristiche degne del miglior Malmsteen.
Sia chiaro, nulla di nuovo sotto il sole, ma comunque i brani che compongono la seconda uscita degli Empires Of Eden si fanno strada nell’ascolto per una qualità ultimamente piuttosto rara: la freschezza compositiva. Le canzoni, infatti, sono potenti, estremamente melodiche e talvolta anche stucchevoli, ma la qualità della registrazione privilegia le ritmiche serrate della chitarra e della sezione ritmica. I vari cantanti, poi, insistono su registri piuttosto acuti ed il risultato che consegue si distingue per un notevole impatto, abbastanza raro nel power metal.
In effetti, dietro gli Empires Of Eden, si cela la figura di un solo compositore e non di una vera e propria band. Questo mostra un punto di contatto con le sempre più frequenti opere metal, nelle quali il musicista di turno si contorna di vari ospiti per dar vita al proprio progetto. In questo caso i nomi coinvolti sono quelli di Zak Stevens (Circle II Circle, ex-Savatage), Steve Grimmett (ex-Grim Reaper), Mike Vescera (ex-Malmsteen) e Carlos Zema (ex-Heaven’s Guardian), non certo quelli che si potrebbe permettere progetti come Avantasia o Ayreon, ma questo non importa se il songwriting è apprezzabile.
Insomma, gli amanti del power possono far propria ad occhi chiusi questa uscita, dando lustro ad un nome, quello di Stu Marshall, che ha avuto il merito di mettersi a disposizione delle tonalità dei cantanti coinvolti nel proprio progetto, adattando i pezzi al loro timbro e non viceversa. Sarebbe bello se riuscissimo a vedere dal vivo la band con tanto di ospiti, ma sarà difficile…

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