In occasione dell’uscita di “Let the demon rock ‘n’ roll” degli italiani Edge Of Forever ho il piacere di intervistare Alessandro Del Vecchio, leader della band milanese. Ecco quello che ci siamo detti.. buona lettura!

Ciao Ale, ti do il benvenuto su Heavy-Metal.it da parte mia e da tutti gli altri ragazzi della redazione. Innanzi tutto vorrei farvi i miei complimenti per “Let the demon rock’n’roll”, davvero un grande album!
Personalmente non avevo mai sentito parlare degli Edge Of Forever. Che ne dici quindi di iniziare la nostra intervista proprio parlando un po’ del passato della band?

Ciao a te, Daniele, alla redazione e a tutti i lettori del vostro sito. La storia degli Edge Of Forever nasce nel 2003, dallo scioglimento degli Snake Eyes. Dalle ceneri di quel progetto, tutto made in Italy, nascono gli EOF che si impongono a livello discografico per un promo di 12 pezzi, con me alla voce, con cui catturiamo l’attenzione delle varie etichette del settore, Frontiers, MTM, Escape e molte altre. E’ proprio MTM che si dimostra la più interessata a noi e ci propone un contratto. All’epoca noi avevamo già aperto per i Talisman, il che aveva contribuito all’instaurarsi di un ottimo rapporto di stima e amicizia con Marcel Jacob, che alla firma del contratto con MTM fu designato come produttore del nostro debut. Dopo qualche mese si presentò la possibilità di avere nella band Bob Harris (Axe, Frank Zappa, Steve Vai) come cantante. Essendone già il tastierista, fui il primo a spingere per l’entrata di Bob nella band. Nell’ottobre dello stesso anno abbiamo registrato “Feeding The Fire” con Marcel alla produzione e ospiti Igor Gianola degli U.D.O. e il famoso Jeff Scotto Soto alla voce. Dopo l’ottimo riscontro di critica e pubblico del debut album, ci siamo trasferiti negli Stati Uniti, precisamente a New Orleans, per registrare il nuovo album. Oltre ad aver vissuto nella città più musicale del pianeta (è un peccato che gli ultimi uragani abbiamo distrutto questa magnifica città) abbiamo avuto l’onore di avere alla produzione Bobby Barth (Axe, Blackfoot, Jaded Heart, Cita, Guild Of Ages) che ha contribuito anche ai cori, tatuando a fuoco tutto il disco con il suo inconfondibile trademark, che non ha fatto altro che impreziosire il nostro suono.

Dopo il passato non resta che parlare del futuro…quali saranno le prossime mosse degli EOF?
Stiamo già lavorando al terzo disco, che sarà il primo con la nuova line up. A breve presenteremo un promo e metteremo on-line dei samples del nuovo materiale, che posso descrivere come un misto tra Malmsteen, Rainbow, Dokken e Kansas. Per ora non c’è niente di definitivo, ma faremo il possibile per essere presenti sulla scena il piu’ possibile con concerti, apparizioni televisive, radiofoniche e tutto quello che puo’ tenere il nostro nome attivo.

Come mai la formazione attuale è completamente cambiata rispetto a quella che ha suonato su “Let the demon…”? Pensi di continuare con questa formazione oppure ci saranno ulteriori cambi di line up?
No! Ulteriori cambia di line-up proprio no! Della vecchia formazione siamo rimasti solo io e Francesco Jovino (drummer dei teutonici U.D.O.). Molto semplicemente abbiamo dovuto guardare oggettivamente al futuro degli EOF e scegliere il meglio per la band. Matteo e Christian sono state persone indispensabili in questi anni che, oltretutto, hanno il mio più alto rispetto e la mia più grande ammirazione, ma ci siamo trovati su due fronti diversi. Da una parte io e Francesco, dall’altra loro due. E come in tutti i rapporti che sono sulla via del tramonto, si dovevano prendere strade diverse. Per quanto riguarda Bob il discorso è diverso. Per il primo disco posso urlare al mondo di aver avuto l’Onore di aver avuto Bob come membro effettivo della band. Purtroppo per il secondo disco Bob ha mostrato un’insofferenza, che purtroppo c’era pure da parte nostra. Abbiamo fatto il disco, ma in fondo sapevamo che non saremmo riusciti ad andare avanti in una situazione così. Lavorare con Bob è stato uno degli apici artistici della mia vita, ma la distanza e le differenti aspirazioni erano diventate una sofferenza per entrambe le parti. E’ stato proprio Bob a consigliarmi di ritornare ad essere il cantante della band. In fondo tutte le linee vocali erano mie, come la maggior parte dei pezzi. Forse era naturale che succedesse questo. Bob mi è stato vicino in questa scelta incoraggiandomi e dandomi preziosi consigli. Ritengo la vecchia formazione degli EOF una vera killer line-up, Matteo un chitarrista sopraffino, Christian un bassista tra i piu’ bravi con cui abbia lavorato e Bob uno dei cantanti più professionali, dotati, carismatici, vitali che abbia mai conosciuto in vita mia. In studio poi quell’uomo ha del disumano. Lo stesso Marcel Jacob, che è abituato bene visto che lavora con Jeff Scott Soto, Matti Alfonzetti, Thomas Vikstroem e altri cantanti eccelsi, è rimasto stupefatto da Bob, che vi assicuro, è uno dei cantanti più creativi e precisi che si possano desiderare.

Puoi presentarci i nuovi membri degli EOF?
Certo. Sono Walter Caliaro e Dimitri Oldani. Walter è un chitarrista rock, diplomato al conservatorio in chitarra classica, ma ha una vastissima cultura nel rock’n’roll e ci ha colpito per il suo essere rocker e per la sua impronta molto simile a Jake E. Lee, oltretutto uno dei miei chitarristi preferiti. Oltre alla sua indubbia preparazione tecnica, è una persona di cuore e molto passionale. E questo lo si è visto pure sul palco. Pensavo di avere di fianco un uomo uscito direttamente da qualche video degli anni ottanta. Dimitri invece è il “pupo” della band. Ha solo 23 anni e ci ha colpito perché nonostante la sua giovane età ha un bagaglio tecnico decisamante alto e una passione smoderata per l’hard rock.

Dopo aver presentato i nuovi arrivi in casa EOF ora non ti resta che parlare di questo nuovo disco…sei libero di dire quello che vuoi ai nostri lettori!!
Il nuovo disco rappresenta il risultato di quasi un anno di lavoro. I pezzi sono stati scritti di getto in meno di un mese. La differenza tra “Let The Demon Rock’n’Roll” e il nostro debut è che il nuovo lavoro è più personale e diretto. Abbiamo voluto che venisse fuori la nostra anima rock. Sicuramente il fatto che il disco sia stato registrato in America, ha influito sulla sua spontaneità, tanto da risultare molto piu’ seventies rispetto al primo. Oltretutto contiene alcuni pezzi che ritengo tra i migliori che io abbia mai scritto: “One Last Surrender” e “A Deep Emotion” su tutte.

Quali pensi siano le principali differenze tra “Let the the demon…” e “Feeding the fire”?
E’ evidente una diffrenza di suono. Il primo disco suonava molto nordico ed è giusto che fosse così. Volevamo che suonasse svedese in ogni poro! La scelta di avere Marcel e Jeff non è stata casuale. Per quanto riguarda i pezzi, secondo me sul secondo disco ci sono pezzi più diretti, ma adoro del primo disco l’alone dell’ influenza dei Rainbow che pervade ogni track. Le melodie del secondo disco sono piu’ AOR, mentre il primo era scritto e pensato in funzione di un suono leggermente piu’ evocativo.

Quali sono le vostre influenze musicali? Ho notato un certo amore per l’hard rock con influenze AOR e anni settanta….
Le principali influenze sono: Malmsteen, Rainbow, Queen, Deep Purple, Whitesnake, Black Sabbath, Dio, Talisman, Ozzy…insomma, posso tranquillamente ammettere che siamo follemente innamorati del piu’ classico Hard Rock! E credo che si senta pure…no?

Di che cosa parlano i vostri testi?
I testi scritti da me parlano principalmente d’amore, nella tradizione dei vari Coverdale, Adams and so on. I testi di Bob sono piu’ sociali, più di denuncia di quello che è il mondo oggi, anche se qualche bella frase d’amore anche lui l’ha buttata dentro. Matteo Carnio, che scriveva buona parte dei testi, invece ha una vena molto piu’ poetica ed oscura. I suoi testi sono sempre stati dei piccoli gioielli.

Quali sono a tuo avviso le canzoni che meglio rappresentano gli EOF? Personalmente adoro “Shade of november” e “One last surrender”.
Hai colpito nel segno! Del primo disco secondo me “Feeding The Fire”, “Dance Into The Fire” e “Prisoner”. Del nuovo disco prenderei anche “Crime Of Passion” e “A Deep Emotion”.

Convincimi a comprare “Let the demon rock’n’ roll”…
Ehehe…Se ti piace l’hard rock, se ami le melodie dei grandi dischi del passato, se cerchi una formula solistica fuori dalle normali bands Aor, gli Edge Of Forever sono quello che fa per te! Sono stato convincente?

Una domanda curiosa: come mai avete scelto il moniker Edge of forever come nome della band?
Dovresti chiederlo a Michael Romeo dei Symphony X

Ok, siamo in chiusura, grazie per il tempo che mi hai dedicato. Ti lascio lo spazio per dire ciò che vuoi ai nostri lettori.
Prima di tutto ti ringrazio per le tue parole positive su di noi, sia in sede live, che sui dischi. Grazie a Heavy-Metal.it che dà spazio alle band italiane e per giunta hard rock, il che non rappresenta sempre una grande mossa commerciale, quindi massimo rispetto a voi! Invito tutti i lettori a visitare il nostro sito www.edgeofforever.it (che stiamo finendo di allestire in questi giorni) e scriverci o lasciarci un messaggio sul guestbook.
E poi…sempre e solo…ROCK’N’ROOOOOOOOOLLL!!!!

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