Anche se con elegante ritardo rispetto alla sua uscita, è con sommo piacere che mi trovo a recensire il debut-cd di una delle giovani band più promettenti in territorio nazionale: trattasi dei marchigiani EdensHade.
Parlo di piacere perché questo “Ceramic Placebo For A Faint Heart” rappresenta un piccolo gioiello da custodire gelosamente per la sottoscritta: un prezioso capolavoro partorito finalmente da un fresco combo nostrano.
Dieci sono le splendide tracce che compongono il platter, registrato magistralmente nei romani e stranoti ormai Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando (Novembre), tutte orientate verso un death metal progressivo, arricchito da elementi elettronici e profondi stacchi atmosferici.
Svariati ed estremamente diversi fra loro sono i gruppi che mi son subito balzati in mente ascoltando questo disco: dai migliori Dream Theater di “Awake” ai vecchi Dark Tranquillity di “The Gallery” e “The Mind’s I” in primis, passando per Opeth, ultimi Death ed addirittura, per citare un paragone “casalingo”, gli stessi Novembre. Il tutto senza dimenticare qualche piccolo drappeggio di gothic metal, di quello più “tirato” e moderno.

Tutto ciò vi avrà probabilmente sconvolto ma purtroppo è assai difficile poter delineare un canone entro cui poter classificare gli EdensHade: sono piuttosto unici che rari! Aggiungerei che hanno saputo cogliere, da ogni band a loro cara, la giusta essenza ed ispirazione per poi personalizzarla a proprio modo, senza mai scadere nel plagio o limitarsi semplicemente ad un copia-incolla di idee accozzate.
La meravigliosa song d’apertura “The Pathology Of Incest”, che fonde in se passaggi di elettronica, death metal ed elementi decisamente progressivi, funge da perfetto biglietto da visita per un album succoso di idee e realizzato con maestria e puntigliosa perizia di ogni singolo componente. Segue un vecchio pezzo, altro rigorosamente degno di nota, (compreso nel loro secondo demo), riarrangiato per l’occasione, “A Fact Of Egoism”, il cui assolo del defezionario (putroppo) tastierista Matteo Belli ricorda un Kevin Moore dei primi Theater in splendida forma. Ma la vera chicca è “Unreasonable Heartbeating Diminuendo” introdotta da un breve interludio atmosferico-elettronico, dove l’impeccabile performance vocale di Lorenzo Morresi (growling screaming e cleaning!) mostra tutta la sua straordinaria versatilità.

Elogi sopra elogi, ma tutti pienamente meritati per questa nuova realtà di casa nostra da tenere rigorosamente d’occhio, visto la bella sorpresa che ci ha riservato con un simile esordio.
Consiglio spassionatamente a tutti gli amanti della buona MUSICA (e badate bene, non parlo solamente di metal) e delle sperimentazioni più azzardate di far proprio il piccolo capolavoro in questione, vi regalerete, senz’ombra di dubbio, una piacevole scoperta…

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