Associano il power melodico di estrazione moderna ad un hard rock zuccheroso di stampo ‘80s, sapendo di poter contare su una produzione sonora in tutto e per tutto professionale ed all’avanguardia. Ogni loro brano è un coacervo di fantasia compositiva, melodia e soluzioni ispirate. Loro sono gli Eden’s Curse e questo omonimo album ce li presenta alla grande, con una dozzina e più di ottimi episodi musicali.

“Judgement Day” ha il compito di aprire le danze e sin da subito si intuisce che il potenziale della band è molto elevato. Il pezzo, oltre sei minuti di durata, è un piccolo manuale di genere, comprendente strutture lineari ma efficaci, parti soliste estremamente godibili, strofe e ritornelli di facile assimilazione. Un discorso sonoro che diventa ancora più palese con il proseguo dei brani, soprattutto in quei frangenti in cui gli Eden’s Curse abbassano il minutaggio totale delle loro opere e si dedicano alla stesura di soluzioni più dinamiche e dirette. “Eyes Of The World” e “Don’t Bring Me Down” sono due ottimi esempi di quanto poc’anzi detto. L’acme, comunque, gli Eden’s Curse lo raggiungono con la spettacolare “After The Love Is Gone”, in questa sede riproposta anche in versione acustica in chiusura di disco.
Sulla prestazione della band ovviamente nulla da dire, anche se una menzione particolare va indirizzata al talentuoso frontman, che capitalizza nel migliore dei modi quanto gli è messo a disposizione dai propri compagni d’avventura e riesce a fornisce un contributo fondamentale sul versante prettamente melodico di tutto il lavoro.
Insomma, “Eden’s Curse” è un prodotto maturo ed al passo coi tempi, che cerca di sfruttare il periodo d’oro del power moderno sebbene contenga, al proprio interno, dei pesanti e fondamentali riferimenti alla scena hard rock. L’operazione, da questo punto di vista, sembra essere riuscita in pieno…

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