Molti, leggendo il nome Drakkar, partiranno dal preconcetto “Drakkar = solito power metal”
mentre per questo nuovo album Razorblade God, posso dire in tutta sincerità che
si sbagliano. Infatti dopo due dischi in cui, diciamocelo pure, cavalcano l’onda del
successo che un certo tipo di metal ha riscosso in tutta Europa, arrivano con
questo terzo album e rimischiano le carte in tavola. E lo fanno dalle basi, con
una line-up completamente rinnovata, in cui rimangono solo i “vecchi” Dario Beretta
e Christian Fiorani.
Ma allora, oltre alla line-up, quali sono queste novità nei Drakkar? L’aggressività.
Sì perchè riescono a fondere i classici ritornelli melodici con strofe e bridge molto
più thrash, violente e cattive. Inoltre non si può non citare il lavoro di Corrado Solarino
alle tastiere che utilizza in molte parti un bel suono di hammond, che da un gusto quasi
settantiano in certi passaggi. Mi lascia un po’ perplesso Davide Dell’Orbo. Per carità,
ha un timbro bello potente, canta bene e tutto il resto, però quegli acuti alla Rob Halford
alle volte mi paiono un po’ troppo esagerati. Puntualizziamo che anche qui non si tratta
del classico power-singer, però l’abuso di acuti rimane ed io, personalmente, ne avrei fatto
volentieri a meno. Comunque nel complesso l’album si rivela buono, con qualche canzone
davvero bella come la title-track, To the Future, Lo Shan Shen Long Pa.
Leggendo il titolo di quest’ultima qualcuno avrà drizzato le orecchie: infatti parla proprio
dei Saint Seya (ovvero I Cavalieri dello Zodiaco), serie manga molto nota anche al grande pubblico
italiano. In particolare parla di Syrio, il Cavaliere del Drago. Altri riferimenti interessanti
si possono trovare anche in Man and Machine, e sempre riguardo al mondo fumettistico del Sol Levante.
Questa volta infatti è il turno dei B’t, i cavalli meccanici protagonisti dell’omonima serie.
E’ una nota “di colore” che mi ha fatto piacere trovare in questo album e mi fa quindi piacere
anche segnalarvela… sicuramente altri amanti del fumetto giapponese saranno interessati a ciò.

In conclusione cosa dire? Sicuramente ha giovato molto ai Drakkar questo cambio di sonorità e di
tematiche, che si son spostate dal classico fantasy epico verso lidi più tecnologici ma non solo.
L’unione di questi due cambiamenti ha dato più personalità al combo nel panorama
italiano, vedremo se questo sforzo verrà premiato anche dal pubblico. Dalla critica, per quanto mi riguarda, è già stato fatto.

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