Tornano nuovamente a far parlare di sé gli americani Dragonlord, ensamble capitanato dal chitarrista dei Testament Eric Peterson a cui fanno capo alcuni musicisti di indubbio valore come Jon Allen (Sadus, Testament) e Steve Smyth (Nevermore, ex Vicious Rumors). Tornano, dicevamo, perché la loro precedente e prima release discografica è targata oramai duemilauno, per l’appunto l’anno in cui uscì il buon “Rapture”. Abbandonate (quasi del tutto) le pesanti influenze thrash e le leziose digressioni tecniche degli esordi, i Dragonlord si gettano in maniera totalizzante nel campo del black melodico, sulla scia dei Dimmu Borgir (era “Enthrone Darkness Triumphant”) di qualche anno addietro. Stilisticamente, dunque, i nostri rinunciano in maniera emblematica ad ogni barlume di personalità, costruendo comunque un album dall’impatto devastante e dalla riuscita assicurata.
Brani epici e deliziosamente violenti si alternano senza sosta in un turbinio di emozioni ricercate, tutti immancabilmente giocati su quei registri musicali consolidati nel tempo da compagini più o meno famose. Quello che ad altri sembra difficile riesce in maniera pressoché perfetta ai Dragonlord, praticamente disumani nell’incanalare così tanti highlights in un solo album. “Fallen”, “The Curse Of Woe”, “Sins Of Allegiance”, tutti tasselli musicali di questo splendido mosaico che risponde al nome di “Black Wings Of Destiny”, un lavoro che gode di una produzione sonora assolutamente encomiabile e che si fregia, a ragione, della spettacolare prestazione della band. Tutti in grande spolvero, dunque, per questo che è un platter di black melodico in tinta sinfonica come da tempo non se ne sentivano, ancorato a picchi qualitativi imbarazzanti ed ammirevoli. Una tracotanza artistica che esplode in tutto il suo splendore nella graffiante ugola di Peterson ed in generale in ogni piccolo passaggio di questo cd, di gran lunga migliore del precedente (e diverso) “Rapture”. Si conclude, alla grande, con l’inattesa cover dei Thin Lizzy “Emerald”, per l’occasione rivisitata abbondantemente dai Dragonlord che, comunque, non ne snaturano assolutamente lo spirito di fondo.
Formalmente e tecnicamente perfetto, a questo “Black Wings Of Destiny” manca solo una cosa: l’originalità.

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