Dopo essersi fatti le ossa a livello underground i Draconian riescono a pubblicare il loro debutto per la Napalm Records. La band si dedica infatti da parecchio tempo al gothic doom e penso sia questo il motivo per cui ascoltando questo “Where lovers mourn” sembra di essere tornati a meta’ anni ’90, quando i Theatre of tragedy creavano la formula vocale “la bella e la bestia” e i Tristania li seguivano… e come se questo non bastasse spesso si sentono pure le influenze del doom inglese di quegli anni (soprattutto i My Dying Bride), cosa che fa pensare a tutto il tempo in cui i Draconian hanno realizzato demo e cd autoprodotti. Potrete a questo punto gia’ immaginarvi quanto “Where lovers mourn” sappia di “gia’ sentito”, tuttavia bisogna ammettere che e’ un album ben fatto nel suo genere.
L’opener e’ per esempio un lungo pezzo (quasi 13 minuti) doomeggiante che alterna parti molto lente alla My Dying Bride a stacchi un po’ piu’ tirati, davvero niente male come inizio!! Buona anche la successiva “Silent Winter”, piu’ gothic e meno doom, non esageratamente lenta e dominata dagli intrecci tra il “vocione cattivo maschile” e la “voce angelica femminile”.
Peccato che per sentire altri brani memorabili bisogni aspettare… non che i pezzi successivi siano brutti, si lasciano infatti ascoltare molto piacevolmente, tuttavia non lasciano il segno (sono tutti molto alla “Theatre of tragedy” con qualche sprazzo piu’ doom che compare ogni tanto), fino a quando non compare sulle scene “Akherousia” e… sorpresa !! Fanno la loro comparsa delle atmosfere molto folk e il cantato e’ principalmente femminile (e’ la voce maschile che questa volta fa i controcanti), l’accompagnamento musicale e’ molto etereo e meno pesante e il tutto e’ molto evocativo, 2 minuti e mezzo decisamente diversi dal resto del disco!!
Mi auspico che la band in futuro lavori di piu’ su questo aspetto, tanto piu’ che dei brani precedenti quello che spiccava un po’ di piu’ era “The solitude”, pure lui dotato di un certo sapore folk, seppure molto meno sviluppato che in “Akherousia”… Peccato poi che la successiva (e conclusiva) “It grieves my heart” sia di una noia pazzesca!! Gia’, perche’ se precendentemente i pezzi magari non lasciavano il segno ma si facevano ascoltare piacevolmente, qua invece la noia regna sovrana…

Globalmente non posso pero’ dire di avere disprezzato questo album, che anzi piacera’ parecchio agli amanti di queste sonorita’ che probabilmente lo ascolteranno spesso, almeno fino all’uscita dell’ennesimo disco simile. Insomma, il 7 i Draconian se lo meritano pienamente, pero’ se vogliono lasciare il segno e’ il caso che questi ragazzi cerchino di essere un po’ piu’ originali (magari lavorando sulla parte piu’ folk)…

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