Finalmente, dopo ben quattro anni di assenza, tornano i nostri lombardi DoomSword!
Una band epic metal che si è guadagnata un consenso e una sentita approvazione fin dall’inizio. È stato un successo che ha raggiunto il suo massimo livello nel 2002 con il meraviglioso “Resound the Horn”, uno fra i migliori ed entusiasmanti album del genere.
Passati così tanti anni, la preoccupazione di tutti coloro che amano l’epic metal era grande. Questo è un genere di nicchia, un genere che soffre per la massiccia presenza di emulatori di basso livello ma dal grande egocentrismo. I DoomSword, invece, nonostante il successo e il grande talento, sembrano non essersi mai montati la testa, rimanendo fedeli al genere e pieni di voglia di raccontare. La loro musica scaraventa l’ascoltatore sul terreno di battaglia, in quella atmosfera ancestrale ed epica costituita di valori ed ideali, di fedeltà, in quella atmosfera in cui ogni suono ricorda le urla dei combattenti, lo stridere delle lame e la solennità dei proclami cui credeva ogni uomo.
“My Name Will Live On” è ancora così? Certamente.
È un disco carico di pathos, capace di coinvolgere, un album che dimostra che l’epic metal può dire e fare ancora qualcosa. Fin dalle prime note, grazie alla perfetta opener, scopriamo (e aggiungerei con gioia) che i DoomSword sono ancora in battaglia. In quella lontana ed epica guerra combattuta con la forza di epici riff vecchio stile ed una magnifica voce in chiaro. “Death Of Ferdia” mostra una maturità raggiunta dalla band, una maturità conquistata senza, comunque, tagliare i ponti con il passato. E così anche la copertina è, come sempre, una pittura. Rappresenta uno scorcio della battaglia finale che ha visto perdere Giulio Cesare contro Vergingitorige. Tema narrato nella seconda traccia, “Gergovia”, piacevolmente aperta da un intro acustico più melodico. Possiamo dire che la prima parte del disco è dedicata a brani più energici e carichi di pathos, pieni di coinvolgimento ed assalto ritmico fino a ricordare i primi Manowar, come in “Steel Of My Axe”. La seconda parte, invece, sembra concentrarsi di più sulla tipica ambientazione “psicologica” dell’epic metal. Quella cupa, sognante e narrativa.
I DoomSword, ancora una volta, si presentano sugli scaffali con un album ottimo. Ottimo a livello tecnico e a livello compositivo – riuscendo a generare di nuovo quel perfetto amalgama fra chitarra basso e batteria- e ottimo nella resa emozionale. Il voto sarebbe stato sicuramente il più alto se non fosse per la triste sorpresa di trovarsi di fronte ad una produzione veramente scarsa. I suoni sono impastati, il volume troppo basso, è una produzione che non rende onore ad una band che è arrivata già così in alto. Attenzione per la prossima volta! Noi fedeli possiamo aspettare un anno in più per l’uscita di un album di una band che, persino oggigiorno, è ancora capace di fare TUTTO questo.

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