I Dionysus sono il gruppo formato dall’ex Sinergy Ronny Milianowicz e dall’ex Nation Johnny Ohlin con in formazione un altro ex Nation Nobby, l’ormai conosciutissimo cantante della band solista di Luca Turilli Olaf Hayer e inoltre Kaspar Dahalqvist.
I componenti del gruppo provengono da diversi generi del Metal, Power per i Sinergy, Neoclassico per i Nation e Symphonic per i Luca Turilli. I gruppi di provenienza sono la maggior influenza della band; infatti l’album risulta piuttosto vario, nel senso che alcune canzoni risultano prettamente sinfoniche come in “Time Will Tell”, una delle mie preferite, o power come in “Sign Of Truth”, assolutamente Helloweeniana. Ma procediamo con ordine.
La produzione è assolutamente perfetta. La coproduzione è stata affidata ad uno “sconosciuto” Tobias Sammet e il missaggio ad un altrettanto “sconosciuto” Tommy Newton… ovviamente sono ironico.
Dal punto di vista esecutivo i cinque componenti dei Dionysus sono preparatissimi ma chi mi ha sorpreso di più è stato il cantante Olaf Hayer, uno dei migliori cantanti attualmente in circolazione, che passa da tonalità acute a tonalità aggressive, come nella grave diggeriana “Bring Of Salvation”. Dal punto di vista compositivo siamo ad un livello più che buono, a tratti eccellente, anche se l’originalità è praticamente inesistente.
Tanto per fare qualche esempio: ho già citato l’iniziale “Time Will Tell” e la successiva “Sign Of Truth”.
“Pouring Rain” nella struttura portante è ispiratissima a Malmsteen mentre la seguente “Anthem (For The Children)” è tra tutte quella più originale anche se non particolarmente esaltante. Un misto di Gamma Ray, in particolare negli assoli, e Iron Savior, nella struttura, è rintracciabile in “Holy War”.
Ovviamente non poteva mancare una ballata che è quindi “Don’t Forget” eseguita con chitarra acustica fortemente popeggiante e sdolcinata, sembra quasi una canzone dei Take That… Magari si può conquistare qualche ragazza con questa canzone…
Un’altra sorpresa di quest’album è stata “Walk On Fire” che a tratti mi ha ricordato i Dream Theater, a tratti gli Europe. Una canzone un pò altalenante nel senso che ha dei momenti decisamente ispirati e momenti decisamente noiosi seguita da delle non proprio esaltanti “Never Wait” e “Loaded Gun” sufficientemente ispirate agli Stratovarius, entrambe, e Gamma Ray, un po’ la seconda.

In definitiva l’album è più che soddisfacente anche se potevano amalgamare meglio le canzoni. E non scrivere dei singoli pezzi così facilmente associabili ad un particolare gruppo. Insomma sarebbe stato più apprezzabile un lavoro che rendesse il tutto meno formale e più imprevedibile.
Nel complesso un album da avere per i fan del genere.

Scheda Redattore Stefano Muscariello

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