Ho deciso. Metto da parte gli Stratovarius e li sostituisco con i Dionysus.
Il gruppo degli ex-Nation Ohlin e Noberg e del cantante Olaf Hayer (Luca Turilli) sono migliorati notevolmente rispetto al precedente “Sign Of Truth” del 2002.
In questo album la dipendenza dagli Stratovarius si fa molto più accentuata che in passato quasi a volergli rubare il trono ma questo non fa minimamente scadere l’album, anzi.
Sono quindi molto presenti sia le tastiere che le chitarre che si sfidano a colpi di soli velocissimi e mozzafiato. Queste ultime sono assolutamente splendide e già avevo sentito Ohlin nei Nation e il suo amore per Malmsteen viene riproposto anche in questo album sviolinando soli a quantità industriali veloci e puliti. Hayer si dimostra ancora una volta una vera e propria forza della natura passando da tonalità acute a più gravi senza il minimo sforzo.
La musica però viene resa anche personale inserendo partiture più vicine alla musica classica, particolarmente in alcuni soli di chitarra e con dei cori molto incisivi, sentite “Paradise Land”, con un ritornello fortemente ispirato da Malmsteen, una canzone che Tolkki vorrebbe tanto scrivere, come anche altre in questo album…
Ascoltate ad esempio “Closer To The Sun” e provate a negarmi che potrebbe benissimo essere uscito da quel capolavoro di “Episode”. Segnalo anche la dolcissima “Forever More”, che strizza l’occhio ai Queen, con una interpretazione magistrale di Hayer.
Strepitosa anche “Anima Mundi” con un ritornello semplice e che altrettanto semplicemente si farà canticchiare così come è molto godibile la successiva veloce “Heart Is Crying”. Più d’effetto è “Bringer Of War” sorretta da belle cavalcate di chitarra e da tastiere molto di contorno.
Con andamento più virtuosistico sono “What”, dal sapore malmsteeniano, e la successiva “Eyes Of The World”, che ci riporta a quanto fatto da Hayer negli album solisti di Luca Turilli mentre “March For Freedom” è la più “corale” e cavalleresca di tutto l’album con un Hayer quasi irriconoscibile nei toni bassi.
Questo “Anima Mundi” segna un bel passo avanti in sede compositiva per il gruppo confermando le ottime potenzialità che avevano espresso nel precedente “Sign Of Truth”. Chiunque abbia adorato il periodo d’oro degli Stratovarius e adora sentire una grande quantità di soli, sia di chitarra sia di tastiera, in maniera più ridotta, non resterà deluso da questo lavoro. Come sempre, per gli altri un ascolto preventivo è d’obbligo.

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