Non saprei proprio da dove iniziare con questo album e questo gruppo. Vediamo di andare per gradi intanto e vedere chi sono i componenti della band. I Dievanity nascono nel 2006 come gothic band di Torino. Vediamo alla loro partenza Federico Cardinale, cantante ed il chitarrista Andrea Machetta. Tre anni dopo si aggregano Anselmo Zoccali, batterista, il chitarrista ritmico Fabrizio Di Munno ed il bassista Andrea Traversa. Il primo ep del 2010 si intitolerà “Object In Mirror Are Closer Than They Appear”, dal titolo di facile memorizzazione ……… tongue

Comunque bando alle ciance ed arriviamo al succo del discorso. Essendo curiosa mi sono spinta sino al loro canale Youtube per avere più materiale di analisi a disposizione. Posso dire di aver recepito più del dovuto relativamente alla loro personalità. Tendo sempre a voler conoscere la band, se non ho un contatto diretto con loro, attraverso documentazioni che posso trovare in giro e questa volta ho potuto vedermi pure il loro makin’ on in studio di registrazione, dove potete vederlo poi tutti, a spezzoni , con momenti molto ludici fra i componenti. Momenti ludici. Sarà per caso che l’immagine di copertina dia un richiamo ludico a questo album? Che non sia un album o un lavoro dove si voglia per forza apparire e far vedere che si è bravi, ma far capire che la musica è divertimento sebbene ci troviamo in un contesto goth/modern metal e quindi abbastanza decadente ed oscuro? Secondo me sì. Con questo non voglio dire che non facciano qualcosa di serio..Anzi, fino a troppo serio dal punto di vista tecnico, sia strumentale che vocale per essere una band (quasi)emergente. La preparazione c’è e lo studio su questo album c’è stato, eccome se c’è stato, basta sentire l’intro dell’album, o meglio la prima track che ascoltandola ho pensato: ok ci troviamo veramente davanti a un concept e questi c’hanno le palle… Poi sono passata alla canzone successiva e lì si è aperto lo spettacolo di questo bel luna “park”(album), che al contrario della copertina dal carattere spoglio ed oscuro , lo trovo brillante.

Voglio subito parlare di Federico perché, nonostante il plauso agli altri componenti, lui ha qualcosa di estremamente affascinante e da studiare. Ha una personalità vocale davvero particolare per un genere come questo, che può piacere o non piacere. La voce qui è il gioco della situazione. Gira tutto attorno ad essa. Il nostro Federico a parere della sottoscritta ha una vocalità molto teatrale, guarda caso cosa mi ricorda? Mi ricorda tante cose, come me lo ricorda il gruppo stesso, partendo dal più banale paragone con gli Him, con 30 Seconds to Mars, piuttosto che Paradise lost o piuttosto che Nickelback . Ci mettiamo pure un po’ di The Rasmus ? E mettiamoceli va.. La sorpresa grande è che ci trovo Sopor Aeternus, proprio per quanto riguarda certi picchi di teatralità vocale, ma ciò, non è qualcosa di negativo (anche se io non lo tollero perché troppo, troppo finto), anzi è caratteristico del goth, sfiorando a volte toni quasi femminili con certi “infiorettamenti” ,sostituendo un gothfemale che sinceramente ci ha fatto arrivare le palle come quelle di un bassotto, per essere eleganti…

Cosa mi piacerebbe? Mi piacerebbe sentir Federico fare del growl bello cattivo. O ancora meglio, mi piacerebbe molto, moltissimo – e spero sia di buon auspicio il mio augurio per questa band – che possano diventare i nuovi Christian Death italiani. In fondo Federico mi ricorda pure Rozz e nelle sue vesti vocali starebbe a pennello. Insomma può sfruttare la voce al meglio perché se lo può permettere e non sono ironica se dico che starebbe bene anche in un contesto pop-rock mediterraneo. Non mi piace molto quando ringhia, gratta la voce come è capitato in Kill Vanity in alcune parti, almeno a me non mi ha convinta, sembra molto sforzata e per un ascolto veritiero bisogna che non sia sforzato nulla. Sono abbastanza critica perché vorrei proseguissero maturando e ricevendo tutti i possibili consigli che li possano migliorare.
Per quanto riguarda la parte strumentale non ho nulla da dire , anzi veramente suono esemplare. Preparati, non confusionari, direi un suono disciplinato; sono una squadra e si sente che non vanno per i fatti loro anche in pezzi non facili come Soldiers, e fosse l’unico non facile… Attacchi precisi, riff e acustica davvero da lodare. Insomma, anche loro di italiano a primo impatto hanno ben poco e invece pure loro sono “roba nostra” . Bisogna sottolineare una non omogeneità nell’ascolto dell’intero album, positivo nel senso che può non stancare, però, alcune parti corali, l’avrei tolte, a volte troppo prolungate ed alcune volte, nelle miscele del goth e del modern c’è qualche cosa che non torna, non lega, nonostante l’abilità vocale di Federico copra, se un po’( a volte un po’ troppo) quei “disguidi sonori”. Mi piacciono i pezzi più cattivi e carichi, perché danno una profondità davvero eccellente al disco. La genialità di inserire la voce del bambino accompagnata da quella di Federico è stato davvero deliziosa, ma inquietante allo stesso tempo.

Cosa ci hanno voluto dire? Che il gioco è bello fino a che non muore, perché ogni giorno muore qualcosa di bello e quale cosa è più bella dell’infanzia e del gioco? Hanno voluto, secondo me , attraverso un insieme di elementi, farci arrivare questo messaggio importante. Non lo hanno fatto in toni cattivi , ma in toni a tratti delicati e romantici attraverso l’acustica e la parte ballad , richiamando forse la parte più innocente e malinconica ed a volte in modo molto più aggressivo e metal, ricordandoci la rabbia e tutta la parte oscura che scaturisce poi nella decadenza , perché il finale dell’album (nonché canzone omonima ad esso) è assai decadente, rispettando così la tematica del genere. Bene detto ciò, lavoro nel complesso ben fatto. Le pecche ci sono, ma hanno tempo per perfezionarsi e capire bene la loro strada, perché ne hanno tutte le potenzialità di diventare un gruppo davvero importante.

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