I piacentini Dhune, band attiva da una decina d’anni e con un passato improntato alla psichedelia (stando a quanto viene scritto sul flyer), presentano un demo di quelli che personalmente sconsiglio: “Medusa” contiene infatti undici tracce per una durata di più di 50 minuti. Questi ragazzi hanno infatti realizzato un album completo e cercano qualcuno che glielo pubblichi, cosa che solitamente sconsiglio, visto che trovo più sensato concentrare i propri sforzi su un numero minore di pezzi cercando di curarli al massimo (l’idea è quella di focalizzare al meglio e di attirare l’ascoltatore con il materiale migliore presentato nella maniera migliore, poi a realizzare un album completo ci si penserà dopo aver ottenuto un contratto)… in questo caso tuttavia non si può storcere il naso. Gli undici pezzi che compongono “Medusa” non presentano infatti grosse cadute di tono e sono prodotti degnamente (queste sono le due cose che di solito mancano nei casi di demo lunghi), con il risultato che il lavoro riesce a resistere alla prova della lunga durata. La musica dei Dhune è un metal moderno “vitaminizzato” e dotato di una certa pesantezza che attinge ispirazioni dal thrash, dal death melodico e dallo stoner (in questo senso si fa sentire il passato della band), non disdegnando spesso delle melodie molto accentuate (e i pezzi di questo tipo sono quelli che mi sono piaciuti di più). La title track, atmosferica e in qualche modo malinconica, è piuttosto riuscita ed è il pezzo che mi ha colpito maggiormente, comunque lungo la tracklist compaiono diversi altri brani intessanti. Il problema principale di “Medusa” è che alla fine non riesce a stamparsi in profondità nell’ascoltatore e che nonostante i vari generi che miscela non suona sempre personale. Il mio consiglio ai Dhune è quindi quello di cercare di focalizzare meglio la proposta musicale e di cercare di rendersi più personali, la strada comunque è già intrapresa e già adesso mi sembrano un gruppo interessante. Buon demo, insomma.

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