Seguo i DGM dal primo album e devo constatare che la band continua la sua maturazione artistica. Il primo lavoro era fortemente influenzato dalla musica dei Dream Theater e nonostante i buonissimi pezzi il gruppo risultava poco originale. Con l’esperienza acquisita durante gli album e numerosi concerti arriva a noi la loro nuova fatica.
L’ingresso in formazione del cantante Titta Tani (Mindscape, Daemonia, Necrophagia), al posto del defezionario Luciano Regoli, avvenuta nel precedente album “Dreamland” ha conferito una maggior compattezza e personalità al gruppo. Nonostante la dipendenza dal “Teatro Del Sogno” sia ancora molto evidente, il gruppo riesce ad essere decisamente personale dovuto al fatto che Tani possiede una voce molto poliedrica e decisamente espressiva che solo in alcuni brani ricorda quella di La Brie mentre la trovo più affine a quellla di Roy Khan (ex Conception, Kamelot).
Le varie influenze dei singoli componenti non vengono assolutamente nascoste nei dieci pezzi dell’album.
La titletrack “Hidden Places” potrebbe essere benissimo un pezzo dei Kamelot mentre “Invisible Rain” è talmente influenzato dai Dream Theater da non sfigurare affatto in un loro album.
Ha invece un vago sapore hard rock “Storm #351” soprattutto nel ritornello con riff semplici ma taglienti mentre la band si scatena nella parte centrale, dedicata agli assoli di chitarra e di tastiera.
Si sperimenta di più nel brano migliore dell’album, “Heaven”, che ricorda qualcosa più dei Symphony X, con le tastiere e le chitarre messe in bella mostra e con una sezione ritmica assolutamente impeccabile.
Grande prova di Tani in “Blind!!” in cui risulta più aggressivo a supporto di una canzone articolata in cui il batterista Fabio Costantino si mette in bella mostra.
Decisamente particolari son “Age Of The Flame” in cui c’è un mini inserto stile jazz e una parte di tastiera più settantiana. Segnalo infine la traccia conclusiva “Winter Breeze” per la presenza di un cantato simil scream di Tani verso la parte finale.

Questo è un album che farà la gioia di tutti gli amanti del progressive metal di ottima fattura.
La band italiana sta dimostrando col passare degli album quanto l’Italia si possa vantare anche in ambiente progressive metal senza dover invidiare i gruppi stranieri. Certo l’influenza di Dream Theater, ma anche Symphony X, si fa sentire ma la stanno facendo propria a tal punto tanto da pensare che in un prossimo futuro si possa parlare di uno stile DGM vero e proprio che per il momento ancora non è ben definito.
Ottimo lavoro veramente ed i fortunati che saranno al Gods Of Metal avranno l’occasione di vederli dal vivo.
Non li snobbate solo perchè sono italiani…

Scheda Redattore Stefano Muscariello

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