Ricordate Dez Fafara dei famosi nonché discussi Coal Chamber? Beh, eccolo che torna all’arrembaggio con i suoi nuovi Devildriver.
Personalmente non ho mai apprezzato i Coal Chamber e, per fortuna, i Devildriver mostrano il lato più estremo (e nascosto direi) di Dez proponendoci una serie di brani che riescono a mescolare sapientemente death (di scuola americana), black e thrash caricandoli di quel groove “nu” presente in alcuni brani dei suoi vecchi compagni d’avventura Coal Chamber.
A dire la verità il disco non può essere riassunto con queste brevi parole e con questi paragoni, seppur azzeccati (perché comunque questi sono i Devildriver perché “Devildriver” è stilisticamente vario, di ampie vedute e di largo respiro dato che è ascoltabile e apprezzabile praticamente da tutti; in poche parole l’impressione che da al primo ascolto (pesantezza e varietà) non svanisce tutto d’un tratto per lasciar spazio alla noia e alla prevedibilità (difetto di molti dischi, estremi e non).
Una manciata di brani violenti e diretti (ma è Dez?!?), brevi e selvaggi, ecco cosa c’è di buono nel nuovo progetto di Dez. Non apprezzo interamente questo disco solo perché di rado spunta l’anima dei Coal Chamber ad indebolirne la struttura (ciò non toglie che un fan dei Coal Chamber possa apprezzarlo maggiormente del sottoscritto) anche se devo ammettere che calza a pennello in questo contesto.
Dicevamo…ah si, il disco… il black/thrash old style dell’opener “Nothing’s Wrong” è un ottimo modo per mettere subito le cose in chiaro, i Devildriver vogliono colpirci dritti allo stomaco! Una nota a favore va anche al cantato di Dez che dimostra la sua buona e sino ad oggi sconosciuta versatilità riuscendo a districarsi con disinvoltura fra screaming black metal, growling e parti tipicamente “hardcore”.
Una produzione rocciosa mette in risalto il muro sono creato dai nostri, interrotto a tratti da una sezione ritmica varia che spesso si concede a rallentamenti da headbanging, stop’n’go ed accellerazioni mozzafiato, ma reso possente e minaccioso da chitarroni mastodontici (che peccano però di scarsa fantasia nei riff).
Insomma l’opener, “Die (And Die Now)”, la grande “The Mountain”, la esplosiva “Swinging The Dead” o la conclusiva “Devil’s Son” sono buoni brani di metal estremo che potranno piacere agli ascoltatori più intransigenti e scettici; l’esordio dei Devildriver non è da sottovalutare, dategli un ascolto senza nessun impegno, sicuramente vi piacerà.

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