Ottimo debutto discografico per questo quartetto padovano, attivo sin dal lontano 2002. agli inizi il gruppo era formato da Ncola “The Doktor” (un vero patito dell’Heavy Metal e soprattutto dei Megadeth), Enrico “Cimmero” (cultore del Death americano e fan accanito di Slayer e Testament) alle chitarre soliste, Massi alla batteria e Mattia al basso/voce (ex membri dei Tanist, una band dedita a delle sonorità Black/Epic. Ciò che spinse questi ragazzi a formare il gruppo fu l’idea di creare una thrash metal band che fosse un punto d’incontro tra il thrash americano e tedesco, ma che contenesse al suo interno le influenze dei singoli membri. All’inizio il repertorio della band si basava su cover di pezzi di Slayer, Testament, Sodom oltre che su dei pezzi composti dai singoli membri. Alla fine del 2002 cominciarono i primi problemi causati dall’abbandono della band da parte di Mattia che, dopo vari avvicendamenti, fu sostituito nel 2005 da Michele “The Yankee”. ed ecco che, dopo vari problemi, i Devaster ci propongono il loro promo che è un condensato di pura violenza sonora che non mancherà certo di destare un certo interesse. Chiaramente qualcuno potrà obiettare perchè non si può dare un giudizio ad una band basandosi solo su cinque pezzi; io potrei rispondere a queste persone che non è il numero dei pezzi che può facilitare o meno il giudizio su una band, ma la qualità dei pezzi, ed in questo promo di qualità ce n’è da vendere. L’album comincia alla grande con March, pezzo che ha lo stesso potere devastante di una granata al napalm, con dei riff che definire assassini è veramente limitativo. La passione per il death americano ed in particolare per gli Slayer è ben identificabile nel cantato di Nicola “The Doktor”, oltre che negli assoli minimali e taglienti come lame affilate, senza dimenticare il titanico lavoro della sezione ritmica. Una marcia infernale introduce Feverish Commando, altro pezzo spaccaossa che non fa prigionieri (parafrasando una nota canzone dei Megadeth). I riff presenti in questo pezzo mi hanno fatto tornare in mente i Kreator ed i Destruction degli anni ’80; il bello è che il gruppo riesce sempre ad essere quantomeno innovativo, in quanto riesce sempre ad inserire degli elementi personali (riff di batteria che inframmezzano i soli, piccoli cori, ritmi spezzati) in modo da evitare la semplice scopiazzatura. La violenza sonora non si placa ed anzi si fa sempre più fitta con una triade di pezzi al fulmicotone, Persecution, con quell’autentica macchina da guerra che risponde al nome di Massi a farla da padrone (sembra sembrare eccessivo e di parte direi che non ha nulla da invidiare al buon Dave Lombardo), accompagnata dal demoniaco cantato di Nicola “The Doktor” che in alcuni punti fa tornare in mente il mitico Tom Araya, Infernal Evocation, una vera mazzata sonora che, grazie a dei riff massacranti ed un chorus fatto apposta per essere cantato a squarciagola, se eseguita in sede live potrebbe creare un vero disastro ecologico; ed infine Necrotrash (come back) che riprende in pieno tutti i crismi che hanno caratterizzato il Thrash della Bay Area e quello teutonico, aggiungendoci però anche degli elementi del Death più calssico e sanguinario. Insomma posso dire senza alcun dubbio che, se l’intento della band era quello di riunire il Thrash americano e quello tedesco, la band non solo ci è riuscita in pieno ma è andata ben oltre riuscendo a fondere non due ma tre stili insieme: Heavy Metal, Thrash e Death. Ma cosa vogliamo di più dalla vita? Forse che i Metallica tornino ad essere quelli di una volta? Finchè ci saranno gruppi come questi, i Metallica potranno continuare a fare ciò che preferiscono, nessuno ne sentirà la mancanza.

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