Nascono nel 1999 quando erano ancora diciottenni i tedeschi Destination’s Calling, che all’alba del debutto discografico vantano tre demo, l’ultimo dei quali ha permesso di avere un contratto e che quindi è interamente contenuto in Invisible Walls.
Questa lunga gavetta ha permesso ai nostri una certa esperienza in sede compositiva ed esecutiva da sembrare dei veterani nella pubblicazione di dischi in studio.

I cinque giovanotti, ormai quasi trentenni, riversano nelle undici tracce tutto il loro amore per il power di chiara ispirazione della loro terra madre; dai Gamma Ray ed Helloween, agli Stratovarius meno sinfonici rintracciabili in Fallen From Grace, ai Blind Guardian, sentire la parte iniziale di Synthetic, ma anche numerosi altri rintracciabili quà e là.
Il pregio maggiore dei Destination’s Calling è quello di riunire molto power teutonico ed europeo, senza mai essere accostabili unicamente ad un gruppo, scrivendo brani miscelando tutte le loro influenze, ma riuscendo ad essere un pelino originale, per quanto lo si possa essere al giorno d’oggi.
Altro pregio di rilievo di questo Invisible Walls è di essere un album chiaramente spontaneo, e non costruito a tavolino, rivelando una certa freschezza con tanto desiderio di emergere.
Tutto suona bene. Le canzoni si susseguono linearmente; a poco servono i quarantacinque minuti per essere pienamente soddisfatti dell’ascolto perchè subito si desidera riascoltare i dieci pezzi (più un intro).
Se queste sono le prime carte giocate dai Destination’s Calling potremmo aspettarci altri ottimi album, sperando che queste carte non siano tutti gli assi giocati dal combo tedesco.

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