Giunto al terzo album, ovvero alla cosiddetta “prova del fuoco”, il nostro connazionale Alex De Rosso si ripropone al pubblico con un album che forse deluderà un po’ le aspettative dei suoi fans.
Ho ascoltato moltissime volte il disco, proprio per evitare di avere contraddizioni su quello che veramente ne pensavo, e affermo che non si è trattato di un grande passo avanti rispetto a quello che ho potuto ascoltare nei precedenti lavori (ovviamente è un mio parere personale). L’hard rock di questo album è a volte fin troppo leggero, un po’ commerciale e troppo ripetitivo nelle sue parti principali. Persino gli assoli in alcune canzoni non sono a volte molto ben inseriti nel contesto generale.
Ma con questo non metto in dubbio le capacità puramente tecniche del buon Alex, tant’è vero che se ne è accorto anche Don Dokken, chiamandolo a suonare nella sua band (ovvero i Dokken) visti i problemi di salute di John Norum che lo hanno momentaneamente costretto a lasciare la band.
La track iniziale Nowhere, Somewhere non deve trarre in inganno col suo mega riff di base in quanto la canzone è pesantemente basata su parti ritmiche di basso e batteria. Per il resto, la canzone tipo di questa release è composta da parti poco distorte o pulite, a volte arpeggiate, piene di chorus e riverberi. E’ un disco da ascoltare da soli, come una ottima colonna sonora di un momento di riflessione, visto che ci dona un’atmosfera molto malinconica, almeno per quanto riguarda l’aspetto puramente musicale.
La voce di Alex forse non è proprio il massimo, visto che la trovo un po’ troppo monotona e non miscelata bene con l’armonia delle canzoni. Gli episodi migliori di questo “The thin line between black and white” sono la seconda traccia, ovvero Now or Never, con un buon ritornello su cui la canzone si appoggia pesantemente, A good past, con i suoi accenni a melodie orientali e un ottimo assolo, per gusto, feeling e un buon dosaggio della leva. E aggiungerei anche la conclusiva Nobody is perfect, l’unica song interamente strumentale, con ritmi prog e una grande scelta di melodie sia nelle basi che negli assoli.
La produzione è veramente molto buona e nel contesto non me la sento di stroncarlo totalmente perché sono sicuro che forse a più di qualcuno potrà piacere.. forse non diventerà il suo disco preferito ma almeno il livello generale è un po’ più elevato della media grazie all’esperienza del chitarrista. Ma ascoltate i suoi dischi precedenti se volete conoscere meglio Alex De Rosso.

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