Torna, come da consuetudine, l’appuntamento con il virtuoso delle tastiere Derek Sherinian.
Il suo passato nei Dream Theater (con i quali ha condiviso parecchi successi) è ormai alle spalle, ed il buon vecchio Derek, tra un progetto e l’altro, trova sempre il tempo di scrivere ed incidere una manciata di brani (molto) strumentali che ne gratifichino tutto l’estro artistico e compositivo.

D’altro canto, cosa decisamente innegabile, nei suoi progetti solisti Sherinian ha sempre cercato di venire in contro al concetto di forma canzone, invitando ospiti di caratura internazionale e componendo brani con un minimo di riguardo nei confronti di questi e delle loro caratteristiche musicali.
Non fa eccezione, ovviamente, il quinto lavoro solista della serie, tale “Blood Of The Snake”: a cavallo tra hard rock, metal prog, fusion e free jazz il nuovo pargolo dell’ex Dream Theater si muove tra un nugolo di influenze artistiche e prettamente personali, a volte decisamente distanti dal mondo dell’heavy metal vero e proprio come nella frizzante “Phantom Shuffle”, caratterizzata da un inciso di sax davvero niente male. Gli ospiti intervenuti, come si diceva poc’anzi, non sono pochi e solo per fare qualche nome troviamo l’amico Petrucci nell’iniziale “Czar Of Steel”, l’ottimo Zakk Wylde che canta e suona in “Man With No Name”, dal flavour molto sabbathiano, Yngwie Malmsteen nella piuttosto banale title track e l’accoppiata Slash (Guns’n’Roses) e Billy Idol nella riproposizione zuccherosa e divertita dell’hit “In The Summertime”, successo degli anni ’70. Una vera e propria masnada di talenti artistici, non c’è che dire, chiamata a plasmare con il proprio estro la forma e l’anima di un lavoro che, comunque, alla lunga risulta essere piuttosto prolisso e poco attraente. Purtroppo è proprio così, alcune soluzioni potevano essere sviluppate meglio e molte altre, invece, potevano essere snellite a dovere, evitando all’ascoltatore non pochi sbadigli e cali d’attenzione.

Alla luce dei fatti, dunque, operazioni di questo tipo sono e saranno sempre indirizzate ai maniaci dello strumento ed ai virtuosi tout court, pronti ad inebriarsi dinanzi allo stillicidio di note che è solito caratterizzare questi lavori. Per tutti gli altri c’è solo che da starne alla larga…

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