Il ritorno dei Deicide, questa volta, è di quelli che si ricordano per un bel pezzo.
Dopo aver rivoluzionato una line-up quasi storica con l’allontanamento dei fratelli Hoffman, Glen Benton recluta due mostri delle sei corte come Ralph Santolla (Death, ex Iced Earth, Sebastian Bach…) e Jack Owen (ex Cannibal Corpse) e piazza il colpo che non ti aspetti: “The Stench Of Redemption”. Rispetto al passato cambio poco o nulla, eppure l’istituzione Deicide questa volta centra il bersaglio grosso, complice anche l’apporto dei due nuovi arrivati. Le partiture di chitarra risultano, di fatti, l’arma in più di questo lavoro, sicuramente ispirato a livello di songwriting ma mai come ora così espressivo e completo sul versante delle sei corde. Dal canto suo, Benton continua a cantare (rantolare?) come ai vecchi tempi ed Asheim martella l’ascoltatore dal primo all’ultimo minuto con un drumming perfetto e mefistofelico.
Presentatosi con la solita scia di polemiche e censure, “The Stench Of Redemption” vanta, a livello prettamente sonoro, una dimensione qualitativa che da anni, nella carriera discografica dei Deicide, non si vedeva. Brani come “The Lord’s Sedition”, anomalo e stupendo, “Death To Jesus” e la stessa (immensa) title track segnano il passaggio dei “nuovi” Deicide ad altri ed ultimamente inesplorati territori qualitativi. Completano l’opera, poi, una produzione sonora impeccabile e la solita tiritera a sfondo blasfemo delle liriche.

Con il precedente e già buono “Scars Of The Crucifix”, Benton aveva riassestato il rapporto con i propri estimatori, pronti ora all’idillio più completo con questa nuova e stupenda fatica discografica. Probabilmente uno dei cinque migliori dischi death dell’anno…

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