Il progetto Decoy prende forma nel 2005 dall’unione artistica del compositore/chitarrista Torben Enevoldsen (Section A, Fatal Force) e del cantante Peter Sundell (ex Grand Illusion), con l’intento di suonare qualcosa di diverso e non già sperimentato con le rispettive compagini d’origine. Nasce così, dunque, questo “The Call Of The Wild”, in cui il duo (coadiuvato dal bravissimo Thomas Heintzelmann alle pelli) si cimenta in un hard rock molto potente e vigoroso che spesso e volentieri sfocia in territori heavy metal, senza per questi dimenticarsi care e vecchie digressioni aor. Rappresentabili come un’ipotetica versione heavy dei seminali TNT, questi Decoy sfoderano una grinta ed un talento compositivo davvero riguardevoli, andando a partorire un debut album ispirato e pregno di ottime canzoni. Che siano i tempi medio lenti della suggestiva “Brothers In Arms” o l’aggressività dirompente della dinamica “My Religion”, questo “The Call Of The Wild” rispecchia in pieno la volontà dei nostri di cimentarsi con del materiale musicale ricco di sfumature stilistiche e particolarmente “pesante”. Al tutto, poi, aggiungono fascino ed encomio la splendida prestazione di Sundell, incredibilmente ispirato, e l’estro di Enevoldsen, che si distingue sia in fase compositiva che prettamente esecutiva. Due artisti evidentemente non paghi di quanto già buono fatto in passato ed ora, con questo nuovo progetto Decoy, pronti a mettersi in gioco per l’ennesima volta.
Una situazione che si prospetta sotto le più rosee aspettative, insomma, in grado di spianare la strada ad un gruppo che si presenta subito bene in virtù di questo gradevolissimo “The Call Of The Wild”.

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