Dopo “Si Monumentum Requires, Circumspice” l’unica domanda possibile era: riusciranno i Deathspell Omega a raggiungere per la seconda volta vette così alte? Ad ascoltare “Kénôse” la risposta non può che essere affermativa.
Blasfemia intelligente e per questo più pericolosa è quella maneggiata dal gruppo francese, ormai consacrato bardo delle regioni infernali e della musica sacrilega che per eccellenza può rappresentarne la voce: il black metal.
Kénôse, ossia lo “svuotamento” che secondo il passo di S.Paolo nella lettera ai Filippesi (II,7) Gesù Cristo “essendo in forma di Dio” avrebbe compiuto di se stesso “assumendo forma di schiavo” (ossia attraverso l’incarnazione). Kenosis, quindi la riflessione su un nuovo dogma spinoso della fede cristiana, che ad ogni nuova tappa del gruppo viene analizzata con una vena sofista non comune. Un altro capitolo nella storia del gruppo per una ulteriore conferma (o meglio, ricerca) spirituale negli abissi intricati della religione monoteista più diffusa nel nostro paese. Da veri poeti moderni (maledetti), i Deathspell Omega riescono con sole tre “stazioni” musicali a far risuonare con algido distacco e fredda coscienza tante incongruenze di scritture (sacre) problematiche, ricche di contraddizioni irrisolte, e proprio in questo così potenti e convincenti. La chiave di volta di questa impalcatura preziosa e attentamente costruita è come di consueto la “Disarmonia”, scelta in favore dell’armonia celeste. La linearità e la semplicità non avrebbero avuto lo stesso valore espressivo di tale complessità sonora, che sola può raggiungere gli angoli più bui e reconditi, svelare i cavilli centrali di un pensiero così articolato. Note dissonanti e insieme terrificanti hanno creato un giubilo di anime acuto e caotico, che ha concentrato in una sola mezzora il fuoco di una mente alla ricerca di una più nitida contemplazione della realtà. Un interrogativo desolato e rassegnato sul “destino” dell’uomo, che passa, lasciando segni poco consolatori, porte di nuovi misteri. Un Ep illuminante seppur nella tenebra che riesce a diffondere al suo ascolto; un percorso che si sofferma su stadi mutevoli dello spirito: da inizi tribali, primordiali e primitivi, con suoni di tamburi e voci liriche, a una dimensione più ragionata e per questo vorticosa, per arrivare a una fine, dove la furia cede il posto alla visione estatica e mistica. Un lavoro raffinato e ricercato quindi, non solo musicalmente, ma anche graficamente, con una versione digipack e un libretto di ben quaranta pagine per sole tre canzoni, dove vengono estrapolati passaggi biblici, dal “Si non credideritis, non intelligetis” del profeta Isaia, al finale apocalittico “Acquista per noi maggior forza la parola dei profeti. Voi fate bene a porgere attenzione ad essa, come a lampada che splende in luogo oscuro, finché non spunti il giorno e si levi nei nostri cuori il Sole del mattino”, Seconda Lettera di San Pietro I, 19.

Un capolavoro, che sicuramente farà nascere polemiche, tanto sembra partorito da un ventre irriverente e deviato. Poche righe ermetiche e simboliche di una delle pagine più cupe e sacrali della musica.
“Kenosis, o theory of great peril”!

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