Tra i capolavori del compianto C. Schuldiner vanno annoverati senza alcun dubbio i vari “The Sound Of Perseverance”, “The Fragile Art Of Existence”, “Human”, “Individual Thought Patterns” ed anche lo stupendo “Symbolic”.

Il disco, edito dalla Roadrunner Records nel lontano ’95, è l’anello fondamentale di un percorso evolutivo assolutamente strabiliante, in grado di gettare solide basi per il capolavoro insuperato del ’98 e di confermare a tutti i fan del settore le qualità compositive del chitarrista/cantante americano. Lo stile dei Death, inconfondibile e spesso omaggiato ad oltranza da compagini di tutto il globo, splende letteralmente in un contesto musicale come questo, dove vengono racchiusi alcuni degli inni più rappresentativi della carriera artistica della band. Apre le danze proprio “Symbolic”, in un tripudio di melodia e tecnica, e subito dopo l’accoppiata “Zero Tolerance” / “Empty Words” ci conferma che questo è l’ennesimo capolavoro del geniale Schuldiner. Riff perfetti, metriche e tempi intricatissimi, soluzioni soliste da brivido e poi la voce acida e graffiante di Chuck ad incorniciare il tutto, in una maniera che ancora oggi, ad alcuni anni dalla sua scomparsa, non trova uguali nella scena. “Sacred Serenity” anticipa il capolavoro strumentale “Voice Of The Soul”, con soluzioni pulite letteralmente commoventi. Al contrario, “1,000 Eyes” rappresenta uno degli episodi più veloci e diretti del disco, con un bridge memorabile in cui il gigante Gene Hoglan da sfogo a tutta la sua (iper tecnica) potenza animalesca. A tal proposito, completano la line-up Kelly Conlon al basso e Bobby Koelble alle chitarre, entrambi chiamati a coprire i ruoli di predecessori illustri come Steve Di Giorgio e Paul Masvidal (Cynic). I restanti quattro brani, comunque, evidenziano fondamentalmente lo stesso tasso qualitativo dei precedenti, con una menzione particolare per la conclusiva “Perennial Quest”, davvero ispirata. A livello lirico, inoltre, troviamo il solito Schuldiner di sempre, alle prese con argomenti profondi ed impegnativi che esulano i soliti cliché gore del genere. Infine l’ottima produzione, curata dai rinomati Morrisound Studios di Tampa e perfezionata in sede di mastering dal guru George Marino in quel di New York.

“Symbolic”, duqnue, rappresenta l’ennesimo album ineccepibile di Chuck Schuldiner, un artista che ha saputo coniare, negli anni, uno stile personale ed elegantemente colto. Costantemente ispirato da concetti come melodia, tecnica, raffinatezza e dinamismo il talento americano ha lasciato, con la sua scomparsa, un vuoto incolmabile nel cuore di tutti i fan del metal estremo.

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