Pubblicato nel 2004
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Sarebbe controproducente, ed errato, giudicare dal punto di vista qualitativo una raccolta composta da brani registrati mediamente 20 anni fa da una band che muoveva i suoi primi passi verso il cammino che li avrebbe portati alla consacrazione. E’ il caso di quest’interessante release dei Death SS intitolata “The horned god of the witches” e contenente 14 brani tutti suonati dalla prima line-up della band tra il 1979 ed il 1982.
Si spazia tra le sonorità più amate da Sylvester & co. Tutto ciò virando da quello che è il background stilistico della band (influenzata da gruppi come Black Sabbath e Black Widow in primis) alle atmosfere orrorifiche che, nonostante le continue evoluzioni che hanno costellato la carriera del combo italiano, sono sempre riscontrabili in ogni loro release sino ad oggi. Le stesse atmosfere che vengono richiamate nella cover che è del tutto simile a quella dell’omonimo demotape.
Nonostante ogni singola track sia stata rimasterizzata ed ottimizzata da Steve Sylvester la qualità di tutti i brani rimane, naturalmente, quella originale… ed è questo forse il maggior pregio della release in questione.
In particolare i primi otto pezzi che vanno da “Terror” a “Murder angels” sono demo version tutte corredate da intro originali e particolarizzate da quella registrazione spartana che gli conferisce ancor di più l’atmosfera oscura ricercata dalla band. Scorrendo il pattern ci s’imbatte in quelle che, per il sottoscritto, sono le due perle dell’album: le spettacolari versioni live di “Black and violet” e “Chains of death” che sono le uniche esistenti suonate dalla formazione originale.

Un album contenente tutti i brani registrati da questa line-up e che potrebbe risultare interessante sia per chi si è avvicinato ai Death SS e voglia scoprirne le origini sia, e soprattuto, per chi è da sempre legato alla band e vede “The horned god of the witches” come un prezioso tassello da aggiungere alla propria collezione. Un’ulteriore dimostrazione della capacità di Steve Sylvester di saper rendersi protagonista senza mai scadere nel banale… cosa che dopo circa vent’anni di onorata carriera non è da tutti.

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