La personalità è una dote come tante, ma data la sua sempre più forte rarità in ambito musicale va ricercata ed apprezzata negli esemplari che provvedono a mantenerla viva nelle proprie opere. Ancora maggiore è la soddisfazione se, ad essere testimonial di qualcosa di gradevolmente nuovo e originale, è una formazione giovane e agli esordi come i Death Heaven. Forti di un bagaglio tecnico già più che valente, i quattro sono artefici di una proposta senz’altro pretenziosa che riesce ad esplorare il meglio dei territori marcati dal death metal in ogni sua forma, senza per questo diventare succube di influenze e stereotipi fastidiosi. Il valore del gruppo vicentino è evidente ed è sparato in faccia all’ascoltatore senza alcun tipo di remora o timore: lasciando a casa ogni tipo di banalità e prevedibilità si riesce a passare, senza che chi ne fruisce ne rimanga appesantito, da intermezzi acustici a passaggi brutali con un songwriting asimmetrico e al contempo intelligente ed ordinato. I pezzi, tutti mediamente lunghi ed intricati, non perdono mai impatto e non fanno mai calare il livelllo di attenzione grazie ad un accanimento della band a ricercare sempre la soluzione meno ovvia per portare a segno i propri colpi. Aspettando di vedere il quartetto premiato da chi di dovere e con la convinzione di poter sentire, sovente, il loro nome in futuro l’ossimoro del loro monicker risuonerà spesso e volentieri nella mente di chi avrà il piacere di poter ascoltare “Techno Decomposition World”.

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