Pubblicato nel 2008
www.daveevansrocks.com

Per chi non lo sapesse, Dave Evans è stato il primo cantante degli Ac/dc, licenziato per lasciare il posto al ben più rappresentativo Bon Scott e da qui in poi il Nostro è sempre vissuto all’ombra del nome della sua ex-band, partecipando a progetti di scarso successo e tuffandosi solo nel 2001 in una carriera solista che, forse, qualche soddisfazione gliel’ha tolta. Manco a dirlo, la principale fonte d’ispirazione in questo terzo disco di Dave è il rock caldo e blues che ha reso famosi i primi Ac/dc, ma questo pare ovvio, visto che certamente avrà contribuito anche lui, nelle prime incarnazioni della band, a forgiare tale stile.
Premendo il tasto play si viene catapultati in un mondo fatto di party selvaggi e ragazze, il tutto narrato dall’attitudine da vero rocker di Dave, il quale ci tiene a far capire che non è solo un sopravvissuto dell’era d’oro del rock, ma uno che qualcosa da dire ce l’ha ancora. Purtroppo, però, l’intento viene portato a termine solo in parte visto che il tutto suona eccessivamente datato, soprattutto nei suoni, i quali vogliono ricalcare fin troppo fedelmente quelli di fine anni ’70, perdendo così il mordente e la cattiveria che avrebbero potuto avere grazie alle tecnologie moderne che, senza snaturarne la sostanza, avrebbero sicuramente donato qualcosa in più all’album. La dimostrazione lampante di ciò che sto dicendo è in tutti i pezzi, eccetto nella conclusiva cover dei The Animals, “House Of The Rising Sun”, pezzo rifatto in tutte le salse, ma qui reso magnificamente dal sound blues che ne circonda la versione di Dave, il quale ha deciso di metterci comunque del suo.
In sostanza “Judgement Day” non è affatto un brutto album, ma gli manca quel sound tagliente delle chitarre distorte, la potenza di un muro di Marshall a volume 11 (Spinal Tap docet) ed il marciume vero e proprio che risponde al nome di rock’n’roll. Senza questi elementi, Dave Evans rischia seriamente di essere uno dei tanti che non ce l’ha fatta per un soffio ad entrare nella storia del rock e, forse, visti i risultati, non sarebbe nemmeno troppo difficile individuarne il motivo…

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