Pubblicato nel 2004
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Argomento insolito per Heavy-Metal.it una recensione di un album addirittura elettro-goth su gentile concessione di GDF, com’è noto, da sempre accanito sostenitore del genere… ;) (certo certo… ndGDF)
Questa volta però,il progetto del mio “caro” Bruno Kramm mi ha lasciata un pochino perplessa… Dopo aver partorito un capolavoro come “Egodram” (che contiene la magnifica nonché hit più famosa “Destillat”) e dal successore di un discone come “Anti’ Christ” mi sarei aspettata davvero un ritorno di tutto lusso.
Ed invece mi ritrovo con questo “Lava-Glut” (per esattezza esiste anche versione “Asche”) che purtroppo non brilla di luce sfavillante e di idee eccelse.
Non che sia un brutto cd, intendiamoci, ma è un album che sembra scorrere senza lasciare traccia di sé, un platter che a lungo andare rischia persino di rivelarsi noioso.
E il “genio” di Bruno Kramm tali “passi falsi” non dovrebbe proprio permetterseli.
Già l’opening-track “Schwarzer Stern” risulta abbastanza dissonante e poco pregnante, difficilmente dopo un primo ascolto si riesce a memorizzarla, situazione insolita a maggior ragione se pensiamo che certe canzoni sono dedicate in special modo ad un pubblico da dance floor (e destinate a tali occasioni). Si prosegue con “Meine Wiege” che sembra un po’ rialzare le sorti, merito di un ritornello orecchiabile misto ad atmosfere oscure e retrò (con retrò intendo un richiamo all’elettronica degli ‘80s…) tipiche del sound del trio teutonico.
Le coordinate stilistiche di Kramm ci sono tutte: un sound cupo, nervoso a tratti schizofrenico, l’uso dei synhts ragionato e minuziosamente lavorato ma soprattutto l’originalità che più volte si è tentata di “copiarla” senza mai esser però riusciti ad eguagliare il maestro.
Ma stavolta però tutto ciò non basta per convincere a spendere quei quindici euro per “Lava-Glut”, acquisto che mi sento in dovere di sconsigliare a chi, per la prima volta, vuole tentare un approccio con la band tedesca e che indirizzerei solo ai “veri” fan per esigenze unicamente discografiche. Senza infamia e senza lode.

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