Un thrash/death industriale sulla scia dei Fear Factory è quello che ci propongono i Darklight Corporation dalla Nuova Zelanda. In realtà va anche considerata la nazionalità del frontman Fabio Santos, di chiara origine brasiliana, e questo pone all’interno dell’economia della band una buona dose di groove che richiama, in qualche caso, i Sepultura.

Suoni elettronici, riffoni grassi e ritmiche quadrate sono alla base di un sound che, a conti fatti, non ha molto di innovativo, ma che riesce comunque a farsi ascoltare con piacere. Certo, una dose di ingenuità nel miscelare gli elementi già citati non aiuta l’impatto che Pitchblack vorrebbe creare e le pretese di portare a compimento un’operazione ancora un po’ fuori portata fanno inevitabilmente calare il giudizio sull’album nel suo complesso. Alcuni brani sono certamente migliori di altri, come nel caso di Crazyhorse, pezzo rappresentativo delle influenze del gruppo neozelandese, mentre l’opener è un brano fin troppo canonico e che mette in evidenza anche una certa piattezza a livello di liriche.

Insomma, non è sufficiente mettere in piedi un discorso musicale prendendo spunti da cose già fatte per poter risultare piacevoli. Le band che decidono di emulare i loro idoli (chi ha detto Airbourne?) hanno la fisiologica necessità di avere dalla loro una freschezza compositiva non indifferente, cosa che difetta nel caso dei Darklight Corporation, condannati da coordinate stilistiche che seguono in maniera troppo fedele per poter dire qualcosa di veramente corposo.

Resta un disco, Pitchblack, tutto sommato godibile per i fan del genere, ma per gli altri non riesce a trovare spunti d’interesse sufficienti da regalare un ascolto soddisfacente.

Comments

A proposito dell'autore

Post correlati