Al loro secondo album tornano con “Dark light’s shades” i piacentini Dark Horizon, band di power metal che dopo l’ottimo disco d’esordio spariva dalle scene metal italiane per qualche tempo a causa d’alcuni problemi interni legati alla line-up del gruppo stesso. Rivoluzionata ancora una volta la formazione della band questi cinque ragazzi non si perdono d’animo e pubblicano questo nuovo disco che si mostra un degno successore di “Son of gods”. “Dark light’s shades” è un cd di heavy metal classico, che vede al suo interno influenze di power sinfonico ed epico misto al prog tipico degli anni settanta e ottanta.
Musicalmente parlando ci troviamo di fronte ad una band preparata che ha fatto notevoli passi da gigante dal loro esordio. Gli arrangiamenti di musica classica (scritti in collaborazione con Massimo Braghieri) si rivelano efficaci e sono inseriti quando servono, senza mai andare a prendere il sopravvento all’interno della canzone snaturando quindi il marchio di fabbrica della band; la voce di Roberto Quassolo, nuovo acquisto della band, è molto ispirata e cristallina e riesce a rendere emotivamente interessanti tutti i brani (anche se a mio avviso Roberto dovrebbe cercare di essere maggiormente incisivo e “sporco” nella parti più tirate ed aggressive dei brani); le chitarre si dimostrano battagliere e massicce mentre le tastiere di Battini danno ai pezzi un che di magico, facendo volare la mente dell’ascoltatore a tempi ormai passati e andati come capita nell’opener “Painted in blood” che mi rimanda con il pensiero ad un’era in cui mi sarebbe piaciuto trascorrere la mia esistenza.
Senza un attimo di tregua si susseguono “Victim of changes” e “Master of the bright sea” che grazie ai loro arrangiamenti orchestrali e alle particolari ritmiche di chitarra (a volte complicati mid tempos, altre volte più vicine al power metal) mi fanno venire in mente i Kamelot del periodo “Karma” così come la voce di Roberto, soprattutto nella parti più melodiche e ricche di pathos, mi ricorda moltissimo l’ugola di Khan. La vena power metal della band esce alla scoperto con “The spirit you’re under” il pezzo che sinceramente mi piace di più di tutto questo nuovo platter, vuoi per le atmosfere tipicamente power che lo caratterizzano, vuoi per la doppia cassa a manetta per gran parte del brano o forse per il coinvolgentissimo ritornello che ne fa da padrone; insomma in questo pezzo i Dark Horizon abbandonano le ritmiche ricercate e gli arrangiamenti che costituiscono un po’ la colonna portante di tutte le composizioni per fare la gioia di chi come me ama il power metal diretto e veloce.
Il combo piacentino mostra da sempre un certo interesse per la storia e l’epica e in “Dark light’s shades” prende vita un lunga suite di tre pezzi (“The oath”, “The glory” e “The weeping”) che ha come protagonista Annibale il cartaginese. Si parte in maniera tranquilla con una semi ballad piuttosto avvincente che riesce a fondere insieme elementi rinascimentali e classici con il power epico del combo italiano; si prosegue poi con “The glory”, il migliore in assoluto di questi tre brani, dove nei primi momenti di questa song sentiamo marciare l’enorme esercito di Annibale (e sembra davvero di trovarsi lì in mezzo) mentre un flauto e una chitarra acustica ci riportano indietro nel tempo per poi esplodere in un’epicissima metal song caratterizzata da un chorus davvero niente male. Dopo quasi quarantacinque minuti di musica potente e veloce i Dark Horizon terminano l’album con una delicata ballad per chitarra e strumenti classici dove Roberto Quassolo si vede accompagnato da un quartetto d’archi.

Davvero un gradito ritorno e come se non bastasse la masterizzazione di questo nuovo disco è affidata al solito Sascha Paeth, una vecchia volpe di nostra conoscenza che riesce a capire sin da subito quando un gruppo è davvero in grado di sfornare un ottimo disco. Complimenti ancora.

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