“X Dark Years”. X come dieci, X come gli anni da cui i Dark Avenger sono sulla scena metal sudamericana e mondiale, e vogliono celebrare l’evento con questo EP contenente cinque tracce, miscelando materiale “di annata” a nuove produzioni. E così le due prime tracce provengono dal passato anche se, nel caso dell’opener, si tratta di un vero e proprio restyling per portarla al passo coi tempi.
Ma nonostante questo, è impossibile non sentire in questa favolosa traccia influenze da band degli ’80s come Metal Church ma soprattutto Helstar. Impossibile non notare somiglianze nei serrati raddoppi di chitarra e nelle raffinate armonie create, o nel modo di cantare di Linhares che si avvicina al grandissimo James Rivera. Un vero gioiello di canzone che basterebbe, da sola, a dare un senso a questo mini-album. L’avvio arpeggiato e strumentale, la parte centrale di memoria Helstar e il finale più marcatamente melodico sono i punti salienti della traccia, conditi sapientemente da un ottimo lavoro sugli strumenti da parte degli altri cinque musicisti.
Si cambia completamente registro con l’epica “Caldvwch”, che vede messe da parte distorsioni e aggressività e lasciato pieno spazio alla bella voce del già citato Linhares, alle chitarre acustiche del duo Santiago-Valls e ai tappeti di tastiera/violini di Thomas Galuf. Una canzone davvero convolgente nella sua atipicità, dato che non vuole essere la classica ballata rock, ma nemmeno un maestoso lamento eroico (ogni riferimento ai Rhapsody non è davvero voluto). Una bella dimostrazione di quello che i Dark Avenger sono stati nel passato.
Ma allora perché questo voto che, date le parole spese fin’ora, può sembrare leggermente stretto?
Fondamentalmente quello che rovina parte della magia sono gli inserti di tastiera o, meglio, di sintetizzatore presenti in Utther Evil pt 2, che mal si confanno al mood cupo e oscuro creato dal lavoro alle chitarre dei due axeman. Sarò forse un po’ troppo severo ma questo a mio avviso toglie mezzo voto alla valutazione dell’album, che avrebbe altrimenti raggiunto livelli ottimi. Beninteso, non sono un purista dell’heavy metal, un fan del “no keyboards on this album”, ma bisogna ammettere che, in questo caso, un adesivo del genere non sarebbe stato una brutta etichetta per il combo braziliano.
E nonostante “Utther Evil” non sia una brutta canzone, si torna su livelli più alti con la conclusiva “Unleash Hell, nella quale la fa da padrone Mario, che passa in tutta tranquillità da parti più basse, cupe e teatrali a pezzi urlati in un falsetto volutamente forzato, che però non risulta fastidioso come nel caso di molte altre ugole. Tutto questo in un brano che, musicalmente, riprende il discorso iniziato molti anni prima con “Dark Avenger”.
Un disco che poco ha a che fare col power di stampo teutonico a cui siamo abituati in questi giorni, e che presenta radici ben piantate in certo metal degli anni Ottanta, come già accennato in precedenza. Solo mezz’ora scarsa, ma per fortuna la musica non si vende al chilo. Da sentire, assolutamente.

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