Pubblicato nel 2007
www.dannyvaughn.com

Cos’hanno in comune il colonnello Steve Austin e Danny Vaughn? A parte la nazionalità direi niente, se escludiamo ovviamente la voce del lungocrinito nativo di Cleveland, che per chi scrive ha sempre avuto quel non so che di magico e di stregato da poter essere tranquillamente definito, parafrasando il titolo della serie TV a cui mi sto riferendo, “The Six Million Dollar Voice”.

Accompagnato da quella che ormai stabilmente è la band con la quale si esibisce (tutta gente con un bagaglio d’esperienze non indifferente, Pat Heath nei Brave New World, Tony Marshall nei Contagious, Steve Mckenna nei Ten e Lee Morris nei Paradise Lost), la strepitosa ugola e le indubbie capacità in fase di songwriting di Vaughn tornano ad allietare le nostre giornate con un disco che farà la felicità di tutti quelli che hanno sempre amato le sue precedenti realizzazioni. Facendo leva su un po’ di materiale precedentemente composto e purtroppo mai pubblicato (“Restless Blood” risale ai tempi dei Tyketto, “Think Of Me In The Fall” doveva già apparire sul bello e poco fortunato debutto “Soldiers And Sailors On Riverside”, “The Warrior’s Way” era stata composta per Bob Catley) quello che colpisce in questo “Traveller” è la naturalezza e la facilità con la quale Vaughn riesce a centrare il bersaglio, sia che si tratti dei brani più dinamici (“Restless Blood”, “The Warrior’s Way”, “The Measure Of A Man”) che delle ballads (“The Touch Of Your Hand”, “Think Of Me In The Fall”), brani nei quali le melodie si fondono con i testi creando un’immagine al contempo triste e gioiosa, che descrive alla perfezione gli alti e bassi del viaggio che tutti noi “travellers” percorriamo, dagli aspetti miracolosi che un tragico evento può generare (“Miracle Days”) alla positività di un nuovo amore (“That’s What She Says”), dalle difficoltà di una relazione a distanza (“The Touch Of Your Hand”) al desiderio di essere ricordato e di confortare chi si è stati costretti a lasciare (“Think Of Me In The Fall”).

Un disco che dopo l’aperitivo di “Rock To The Bones vol. 4” aspettavo con impazienza e che non mi ha deluso. Una delle migliori uscite di quest’inizio anno.

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