Credo di non andare molto lontano dal vero affermando che nell’immaginario di tutti noi l’aspetto di un classico paesaggio svizzero sia quello tipico di una qualsiasi località alpina: grandi vallate verdi e lussureggianti, alcune mucche che pascolano lentamente e bonariamente, un’atmosfera in generale rilassata e pacifica, in lontananza (perchè no?) l’eco di qualche jodler….
Bene, credeteci o meno, questa è esattamente l’immagine che vi si stampa davanti agli occhi all’apertura del disco, e se l’iniziale quadretto tranquillo e pacifico cede il passo, nel giro di qualche secondo, a quelle melodie e a quei ritmi incalzanti e pompati classici della scuola hard’n heavy tedesca non altrettanto può dirsi sull’atmosfera generale che si respira in tutto il disco, che sembra essere il parto di chi ha ormai idee chiarissime su come e cosa fare per raggiungere gli scopi prefissi e si applica con estrema disinvoltura per realizzarli.
Arrivati alla loro quarta fatica discografica, seconda con la Nuclear Blast alle spalle, i Crystal Ball sembrano avere ormai raggiunto una certa maturità artistica, al punto da far sembrare naturale e spontaneo qualsiasi loro brano. Legati a filo doppio, come già detto, con le sonorità tipicamente crucche, i cinque svizzeri sfornano davvero un buon lavoro, propinandoci quasi un’ora di musica piacevole e divertente, sulla scia dei conterranei Shakra e Gotthard e, ancor di più, su quella di Bonfire, Pink Cream 69 e Jaded Heart, muovendosi quindi su costruzioni ora tipicamente hard rock, ora più vicine al power, ora al metal classico, offrendo un mix di cose sicuramente già sentite ma non per questo di scarso valore o meritevoli di essere trascurate.
Certo, arrivati al quarto album ci si aspetterebbe oramai qualcosa che desse quel quid in più, che facesse risaltare maggiormente il nome dei Crystal Ball dal mucchio, cosa sicuramente alla loro portata, ma questa è davvero l’unica critica che possiamo muovere al gruppo e a questo loro nuovo disco che, in fin dei conti, sono sicuro soddisferà non pochi di voi.
Tra i brani di questo “HELLvetia” spiccano la bella “Forever And Eternally”, dal chorus tremendamente catchy e immediato, le più sostenute “Want It All” e “Last Dance”, le allegre “My Life” e “Bird On A Wire” che sicuramente otterranno un ottimo riscontro in sede live cantate da tutti i fan del gruppo, ma in generale il livello dei brani è sempre buono e mai sotto la media.
Ottime le prove di Mark Sweeney e di Scott Leach, sempre puntuali e precisi, solidissima ed affidabile la seziona ritmica, decisamente buona la produzione di Stefan Kaufmann (Accept, U.D.O.), insomma il classico prodotto impeccabile che ci aspetteremmo da una collaborazione svizzero-tedesca.

Se siete stanchi di sentire e risentire sempre le stesse soluzioni e cercate qualcosa di originale ed innovativo allora tenetevi alla larga da questo disco (sebbene vi possa sempre risultare gradevole ascoltarlo), se invece amate alla follia i gruppi citati in queste righe e non siete particolarmente esigenti allora fateci un pensierino perchè “HELLvetia” certamente non vi deluderà.

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