Nonostante le buone recensioni ricevute il precedente lavoro dei Crown Of Thorns, “Destiny Unknown”, non era stato accolto molto favorevolmente dal pubblico. Chi nutriva la schiera dei critici o, più semplicemente, apprezzava il gruppo e non aveva gradito la strada intrapresa con quell’album, può ora ritenersi soddisfatto e correre dal negoziante di fiducia per prendere il disco in questione dal momento che questo “Karma” segna più o meno un ritorno alle origini, al sound del debutto omonimo e/o del successivo e molto apprezzato “Lost Cathedral”.
Jean Beauvoir, mente e leader del gruppo, sa benissimo come combinare perfettamente riff taglienti e corposi con melodie ed armonie di più facile presa, che ti restano incollate addosso magicamente al primo ascolto, fondendo brillantemente le due cose in un AOR dalle melodie guidate prevalentemente dalla chitarra, creando una miscela perfetta e micidiale per i patiti di queste produzioni ma che credo riuscirà – o potrebbe riuscire – a fare presa anche sugli ascoltatori meno amanti di queste sonorità (ma pur sempre delle cose più melodiche).
Come spesso accade per gli album validi di questo genere musicale, come l’acronimo stesso che lo denota ci insegna, tutte le tracce sono riuscite e piacevoli, con piccole e quasi impercettibili impennate e cadute legate prevalentemente ai gusti personali (ad esempio io non ho apprezzato molto il duetto con Doro in “Shed No Tears” pur avendone letto in rete le lodi). “Karma” pur non essendo niente di sconvolgente si rivela un disco nella sua totalità davvero convincente e che, come dicevo prima, avrete difficoltà a togliervi dalla mente: un mix sapientemente dosato di ballate e brani uptempo – sempre restando tipicamente nell’AOR, sia chiaro – con un Tommy Lafferty spesso alla ribalta e che senza mai strafare, ma sempre con estremo garbo, arricchisce molte tracce donando loro anche quel piglio un po’ più duro che certo non guasta in dischi del genere e un Jean Beauvoir che in verità non mi ha mai impressionato più di tanto ma che qui devo riconoscere particolarmente ispirato.

Insomma, “Karma” è un buon disco, ottimo anche per cominciare a conoscere il gruppo o per fare una capatina nel filone musicale a cui appartiene. Certo non siamo davanti ad un capolavoro, ad uno di quei dischi che cambiano la storia del genere o che dettano le direttive per gli anni a venire, ma sicuramente un lavoro apprezzabile, che sarebbe stato un peccato non segnalare e che arricchisce ancora di più un 2002 davvero buono per quel che riguarda le uscite del versante più melodico della nostra musica.

N.B.
La versione che troverete nei negozi contiene un’ulteriore traccia, “My sweet Lord”, cover del famoso pezzo del recentemente scomparso George Harrison, omessa, senza tra l’altro gravi perdite essendo pressochè identica all’originale, nella versione promo.

Vincenzo Buccafusca

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