La My Kingdom Music prossimamente pubblicherà “Splendours From The Dark”, il ritorno dei Crown Of Autumn a parecchi anni di distanza da “The Treasures Arcane” e da “Il Più Antico Dei Giorni” (del side project Magnifiqat). In collaborazione con l’etichetta abbiamo realizzato un’intervista in esclusiva a Emanuele Rastelli, in modo da rendere più piacevole l’attesa…

Sono passati tanti anni dall’uscita di “The Treasures Arcane”, cosa vi ha spinto a ritornare?

Effettivamente è passato molto tempo dall’uscita del nostro debut album nel 1997; in questi anni sono successe molte cose, sia dal punto di vista personale che da quello artistico.
Dopo “The Treasures Arcane” io e Mattia decidemmo di sperimentare nuove soluzioni sonore che valicassero i confini del genere puramente Metal, tipico dei nostri lavori precedenti. Volevamo dare maggiore risalto alla parte più intima ed evocativa delle nostre composizioni, dando più spazio agli arrangiamenti acustici dal sapore folk-medievale.
Inoltre eravamo molto stimolati dall’idea di esprimerci in lingua italiana; una scommessa sicuramente non priva di rischi.
Tutte queste idee trovarono finalmente concretezza nel 2002 con la pubblicazione del full-length dei Magnifiqat dal titolo “Il Più Antico Dei Giorni”.
Nonostante questo però, alcuni dei brani scritti per quello che allora concepivamo come un ipotetico successore di “The Treasure Arcane” continuavano a ronzarci nella mente.
Fu così che ci trovammo a ri-arrangiare canzoni scritte anni prima e a comporne di nuove con lo scopo di dare vita ad un nuovo lavoro firmato Crown of Autumn.

Quali sono le differenze che pensi siano le più sostanziali tra il precedente lavoro e la nuova release?

“The Treasures Arcane”, pur essendo un album essenzialmente Metal, fu concepito in gran parte utilizzando le tastiere, strumento che domina indiscusso lungo tutta la durata del disco.
Credo che questa caratteristica sia una sorta di arma a doppio taglio: se da un lato l’uso massiccio dei sintetizzatori dona ai brani un alone di mistero e di fascino quasi mistico, dall’altro smorza non poco l’aspetto più “suonato” della nostra musica, quello più tipicamente rock-metal.
Nel nostro nuovo album abbiamo cercato di bilanciare meglio queste due caratteristiche, ricercando la giusta sintesi di atmosfera ed energia.

Puoi presentarci il nuovo singer Gianluigi Girardi? Che peso hanno avuto Gianluigi e Mattia nella fase compositiva del disco?

Ebbi modo di ascoltare la voce di Gianluigi in una registrazione degli Event Horizon e ne fui subito colpito. Una grande estensione mista ad un’altrettanto grande potenza vocale era proprio quello che serviva alla nostra band! Quando venne il momento, contattai Gian telefonicamente e lui mi disse che conosceva ed apprezzava i Crown of Autumn già da diversi anni.
Il suo coinvolgimento negli arrangiamenti si è limitato alle sole parti vocali, in quanto al momento del suo arrivo le composizioni erano già state completate.
Per quanto concerne Mattia invece, il suo apporto è stato prezioso sin dall’inizio sia nella veste di tecnico del suono e produttore, che in quella di batterista-percussionista.
In “Splendours From The Dark” è presente una canzone che abbiamo scritto a quattro mani dal titolo “Triumphant”.

Anche in questo nuovo disco saranno presenti strumenti abbastanza inusuali per il rock/metal?

“Splendours From The Dark”, come il suo predecessore, è ricco di intermezzi ispirati alla musica medievale e rinascimentale. Flauto, oboe, percussioni, violino e corno sono solo alcuni dei campioni utilizzati per impreziosire le undici tracce presenti nel nostro nuovo lavoro in studio.
Un altro elemento per noi inedito è la bellissima voce di Milena Saracino che sottolinea i momenti più delicati e contemplativi all’interno dei brani.

C’è un concept che contraddistingue l’album? I Crown Of Autumn devono essere caratterizzati da tematiche legate alle atmosfere medievali?

Se per “concept-album” si intende una vera e propria narrazione che si apre con la prima traccia e si chiude con l’ultima, direi proprio che non è il caso di “Splendours From The Dark” né dei nostri precedenti lavori.
Possiamo parlare però di elementi costantemente presenti nei nostri testi sin dai tempi del nostro demo “Ruins”: il senso del “sacro” espresso sotto diverse forme, i valori fondanti dell’etica cavalleresca medievale (che sono pressoché gli stessi dell’aristocrazia guerriera del mondo antico), la natura vista non tanto come divina in sé stessa, quanto piuttosto come simbolo vivente e manifesto di una superiore realtà divina.
In questo senso sarebbe forse più corretto parlare di “concept-band” più che di “concept-albums” (NdR: era proprio questo che intendevo chiedere!).
L’epica medievale è senza dubbio una delle nostre più evidenti fonti di ispirazione ma non è certamente l’unica. Le stesse idee-forza nascono in seno a tradizioni che precedono quella cristiana ed attraversano i secoli sino a giungere alla nostra storia più recente.

Qualche anno fa hai pubblicato un disco sotto il nome “Magnifiqat”, in che modo vivi quell’ “entità” rispetto ai Crown Of Autumn?

Come ho detto in precedenza, Magnifiqat è un progetto nato dalla volontà di intraprendere una strada più anticonvenzionale e distaccata da schemi prefissati. Il progetto ha avuto poca diffusione anche se è stato salutato dalla critica e dai fan con grandissimo entusiasmo.
Noi siamo molto contenti del risultato finale e crediamo di aver vinto la nostra scommessa artistica.
Sicuramente lo spirito che contraddistingueva i Magnifiqat e stato e sarà incanalato nei Crown of Autumn, pur se in modalità più consone a questi ultimi.

Dove è stato registrato il nuovo disco? Mi sembra che la produzione sia decisamente migliore rispetto al sound di “The Treasures Arcane”…

Grazie! “Splendours From The Dark” è stato registrato all’Elnor Studio di proprietà del nostro batterista Mattia Stancioiu; l’intera produzione è stata da lui diretta sin dall’inizio, ovviamente in collaborazione con il resto della band.
Trovo che il sound sia molto indicato ad esprimere al meglio la nostra musica; molto energico e catchy senza essere esageratamente violento e confusionario. Mattia ha fatto davvero un ottimo lavoro!

Come sei venuto in contatto con la My Kingdom Music, e come mai hai deciso di firmare con loro?

Nel momento in cui siamo entrati in contatti con la My Kingdom Music eravamo in trattativa con altre labels, ma lo stile anticonformista dell’etichetta ci ha subito conquistati.
Credo che sia una casa discografica perfetta per noi, estremamente professionale ed attenta a quelle che, a mio parere, dovrebbero essere gli obbiettivi fondamentali per ogni artista: qualità e sincerità.

“The Treasures Arcane” è secondo me uno dei più sottovalutati gioielli usciti dalla scena italiana, mi sembra che rispetto al suo valore sia stato poco apprezzato e conosciuto… tu sai sicuramente meglio di me quale reale riscontro ha avuto, ci puoi dire qualcosa a proposito?

Ti ringrazio di cuore per il tuo apprezzamento. “The Treasures Arcane” in realtà è stato un piccolo trionfo, soprattutto se pensiamo che si tratta della nostra prima esperienza sia come band che come casa discografica (la Elnor Productions infatti era appena stata fondata da me e Mattia). Il disco ha ottenuto recensioni lusinghiere sia in Italia che all’estero ed i fan lo ritengono tutt’oggi un “underground cult”.

Per il futuro possiamo aspettarci altri dischi dei Crown Of Autumn in tempi relativamente brevi o non sai ancora quale sarà il futuro di questo progetto?

Mentre rispondo a questa domanda mi viene da sorridere; ti direi che ho già molte nuove canzoni scritte e che presto ci metteremo al lavoro sul prossimo album…ma è la stessa cosa che dissi dopo “The Tresures Arcane”, circa tredici anni fa! ;)
Scherzi a parte, non è sicuramente l’entusiasmo quello che ci manca!
Se tutto andrà per il verso giusto spero di riuscire a mettermi al lavoro sul nuovo materiale con il resto della band nei prossimi mesi. Nel frattempo stiamo ultimando tutte le varie fasi che precedono l’uscita del disco.

Tempo fa lessi di una possibile ristampa di “The Treasures Arcane” con anche l’aggiunta dell’introvabile demo “Ruins”. è ancora attuabile questa iniziativa?

E’ un’iniziativa alla quale stiamo pensando da tempo ed il pensiero si è rinforzato in occasione dell’imminente uscita di “Splendours From The Dark”, prevista per il 6 Maggio di quest’anno. Mattia sta già lavorando al ri-mixaggio di alcune tracce presenti su “The Treasures Arcane” e spero di potervi dare al più presto ulteriori notizie in merito.

Quali sono a tuo avviso le tue influenze principali?

Personalmente sono cresciuto sotto le ali dei signori del metal anni 80/90: Iron Maiden, Metallica, Megadeth, Slayer, Manowar ed altri, i quali hanno senza dubbio forgiato il mio modo di sentire e suonare questo genere di musica.
Successivamente ho imparato ad ascoltare quasi tutti i generi di musica, anche se quelli che sento più vicini alla mia sensibilità sono la musica sinfonica, quella medievale e rinascimentale, il neo-folk, l’ambient di scuola Cold Meat Industry, il dark-gothic e naturalmente il Metal in tutte le sue sfumature. Ascolto molto volentieri anche la musica italiana che ritengo più interessante: Angelo Branduardi, Alice, Juri Camisasca e soprattutto Franco Battiato.
Per quanto concerne i Crown of Autumn nello specifico direi che le maggiori influenze sono Blind Guardian, Loreena McKennitt, Dark Tranquillity, Mortiis e Cradle of Filth (entrambi “prima maniera”).

Avete in programma di fare concerti in occasione dell’uscita del nuovo disco?

Attualmente i Crown of Autumn constano di solo tre elementi, il che non rende affatto facile affrontare una situazione live.
La band finora non si è mai esibita dal vivo ma credo che, superato il suddetto problema di line-up, la cosa non sia affatto da escludere, anzi.
Ci piacerebbe però impostare un eventuale live show come qualcosa che vada al di là di una semplice riproposizione sul palco dei pezzi registrati in studio.
Vorremmo che fosse piuttosto una sorta di opera indipendente, ricca di “chicche” come ad esempio brani inediti o scritti appositamente per l’esibizione dal vivo, cover di brani a cui siamo particolarmente legati, ri-arrangiamenti di vario genere e naturalmente l’esecuzione delle nostre canzoni più rappresentative; ma per il momento la cosa è ancora tutta da definire.

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