Se siete metallari dalla birra facile e il rutto libero (come diceva il mitico Fantozzi),o se le borchie sono il vostro capo d’abbigliamento per una bella serata tra amici, bhè forse questo non è il vostro disco.
Particolare questa uscita discografica. Arriva dal Canada l’ennesimo esordio dell’anno. Difficile capire se si tratta di una one-man band o meno, visto che i musicanti sono cinque ma in realtà le redini e il nome del progetto derivano tutte dalla volontà di Paul Cooper, drummer e suonatore di piano dalle ottime capacità.
Qui trovate tante influenze differenti, dai Guns’n’Roses ai Led Zeppeling, dai Pink Floyd a Bon Jovi. Grandi nomi dunque, certo, ma a volte un album deve avere una certa coerenza, mentre qui spesso si perde la bussola in una voglia di strafare. Song glam anni ’80 si alternano a brani più cupi ed hard rock, in un mix tecnicamente molto valido ma dalla difficile comprensione.
La partenza, bisogna dirlo, lascia assolutamente ben sperare, poichè la opener “Middle Eastern Dream” parte cupa e distorta al punto giusto, con chitarre gravi e suoni lontani che tornano a galla, prima che un grido alla Axl arrivi a destarci tutti. Brano che si trascina stanco per i suoi quattro e passa minuti di tristezza e alienazione. E’ un po’ il leit motiv dell’intero lavoro, in cui la voce permane abbastanza monocorde, a metà tra il roco graffiante e il clean puro, mentre se un plauso va fatto alla band deve essere fatto per quanto concerne gli arrangiamenti (seguiti da Cooper e Stella in persona senza interventi esterni) che a volte con chitarre acustiche che si inseriscono al momento giusto nei brani o tocchi di piano arricchiscono canzoni altrimenti monotone.
Attenzione a non pensare che i ragazzi non ci sanno fare: niente di più sbagliato, ma forse la voglia di strafare, di voler essere troppo alternativi porta ad un risultato che è “troppo” anche per l’ascoltatore.
Tornando alle song, dopo la buona (se non altro più diretta ed orecchiabile) “Black Sheep” arriva il piattone della ballata di turno, lenta, acustica, con voce tenera e suadente, come gli anni Ottanta e Novanta ci hanno insegnato a fare, in cui i Guns non sono solo un punto di riferimento ma diventano gli dei cui ispirarsi in tutto e per tutto, anche nel tono di voce.
I suoni tornano alternativi (nel senso che escono un po’ dal seminato, niente di trascendentale) con le seguenti “Bad Intentions” e “You Got Me”, mentre la bravura dei cinque viene a galla nel finale, con due song prettamente strumentali (“Drummers Paradise” e “Times Up”) in cui, qui si, escono qualità niente male. Appena accennate nei buoni solo di chitarra nelle sette canzoni precedenti, la bravura e l’abilità dei nostri si impongono con martellate di batteria a velocità statosferica (nella prima delle due songs, che è a tutti gli effetti un drmmer solo) e con sferzate di basso e chitarra nella seconda, per due brani che sembrano tanto autocompiacimento piuttosto che reale proposta musicale.
In definitiva lo so già che qualche cervellone dirà che sono un rozzo metallaro che non capisce niente di musica e che qui si vede innovazione, voglia di uscire dagli schemi e tante cose del genere, ma siccome so che la musica costa (anche a farla certo, ma soprattutto a sentirla e comprarla) prima di dare un voto cerco sempre di capire se ciò che non mi ha entusiasmato sia solo frutto di suoni che non mi aggradano ma i membri ci abbiano messo passione e voglia,oltre a bravura, o se sia solo il risultato di una operazione di spillamento soldi a tradimento.
In questo caso mi sento di azzardare che siamo assolutamente nel primo caso, e in fondo non è un debutto così malvagio, però sa di poco, o meglio sa di troppa roba tutta insieme. Il risultato è qualche sbadiglio e un disco piacevole la prima volta, passabile la seconda, noioso la terza. Se vi piacciono le sonorità Old school e un po’ di manie di grandezza comprate questo album, in alternativa sugli scaffali dei grandi magazzini e dei negozi di dischi troverete sempre ( e non perchè sono avanzati nei bei tempi) i Guns, i Bon Jovi, i Led Zeppeling e i Pink Floyd.

Comments

A proposito dell'autore

Post correlati