Terzo lavoro discografico (secondo sotto l’etichetta Underground Symphony) per i romani Concept che, dopo il fenomenale debutto Reason And Truth del 2003, ci regalano quest’altro piccolo gioiello progressivo con forti tinteggiature psichedeliche. Questo gruppo, attivo sin dal 2000, nasce dalla collaborazione di Mariano Croce alla chitarra, Andrea Mastroianni alle tastiere, Gianni Carcione alla voce, Andrea Arcangeli al basso e David Folchitto alla batteria. Anche se la loro carriera è stata inizialmente tempestata da avvenimenti non molto simpatici (uno dei quali ha ritardato la registrazione del loro album di debutto che, pronto sin dal 2001, è stato registrato solamente nel 2002), il gruppo è riuscito a rimanere solido e compatto e a non farsi traviare da queste circostanze. Infatti, sin dai primi pezzi, si può facilmente notare che il gruppo non si dedica solamente al solito, ripetitivo progressive che tende ad annoiare, ma riesce a fondere vari stili musicali in modo tale da creare un’alchemica miscela che rende il lavoro coinvolgente, orecchiabile, molto melodico e soprattutto potente e roccioso. La maturità raggiunta dal gruppo si nota fortemente nell’ascolto dell’album. Nell’album è presente come ospite Mina Pacciana, la cui angelica voce è chiaramente distinguibile nei brani New Perspectives, A Fate Worse Than Death (Of Reason) e Catching Dreams (Out Of Cage).
Ciò che di positivo la band aveva fatto sentire nel disco di debutto, è ampiamente confermato con questo prodotto. Quando si è di fronte a certi prodotti praticamente perfetti, è difficile segnalare dei brani. Sicuramente non passeranno inosservate New Perspectives, brano che spazia tra il progressive ed il power, prendendo a piene mani ciò che di buono è presente nei due stili, Don’t Let Me Die, con il suo andamento a volte sincopato ed a volte molto potente, A Fate Worse Than Death (Of Reason), bel pezzo dall’inizio atmosferico ed anche molto triste, scandito dalla presenza della guest vocalist che lo rende veramente emozionante. Magistrale l’intermezzo strumentale che fa tornare alla memoria i vecchi fasti dei mitici Emerson, Lake and Palmer, Under My Care, dall’inizio potente e maestoso che poi cede il passo a delle ritmiche che alternano psichedelia e progressive.

Insomma per concludere bisogna affermare che l’Underground Symphony ha messo a segno un altro colpo da maestro dando fiducia a questo gruppo che, a mio modesto parere, ha sfornato un altro gioiello che non mancherà di suscitare pareri positivi anche da chi non ama alla follia questo genere musicale.

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