Eccolo il nuovo progetto del chitarrista dei Necrophagist Sami Raatikainen. Un progetto di cui si parlava da un po’ e finalmente giunto alle nostre orecchie…. Che adesso pregheranno per non sentirlo più. Già, perchè questo album è davvero un prodotto di gran pregio, che offre dieci tracce di death metal dai contorni thrash e industrial. Una produzione di altissimo livello ci apre le porte ad un mondo di violenza e malvagità, che ci porta in una tetra stanza scarsamente illuminata sul cui pavimento troviamo una bionda da capogiro… che però si è appena distrutta la testa contro uno specchio. Non male come inizio. La copertina non promette niente che non sia poi proposto nelle 10 canzoni. Riff violentissimi, quasi paragonabili ai Testament o ai più grandi precursori del genere, ma assolutamente ordinati, addirittura facilmente assimilabili se così si può dire, che entrano nella testa per non uscirne più. Sono loro i veri protagonisti di tutto l’album, loro che accompagnano la validissima voce di Vesa Mattila, un cantante di cui certamente sentiremo parlare, poichè dotato di ugola classica death ma capace di gettarsi fuori dagli schemi con tonalità molto basse ma anche con un quasi-clean che ricorda lontanamente i Rammstein. Le hit di questo album? Le prime 6 canzoni. Si perchè l’unica pecca di questa produzione ( e la giustificazione del 4 e non 5 del voto) è il fatto che a sei – sette strepitosi brani ne seguoni alcuni decisamente meno incisivi. A volte restare nei tempi delle case discografiche porta a questo. Ottime canzoni, per carità, ma un po’ più confusionarie, con gli strumenti che in alcuni tratti viaggiano per conto loro scandendo ritmi differenti che rendono di difficile comprensione la composizione. Però questo cd è una mano sul fuoco per tutti gli appassionati di Heavy metal: “The Shrike” mette subito in posa le capacità della formazione in toto, con chitarre in grande spolvero, batteria assolutamente di primo livello e testo intervallato da assoli veramente notevoli (promette grandissime cose il duo Raatikanen – Sartanen). Davvero grandioso!
Si prosegue sulla stessa falsariga con la successiva “Deception”, che se possibile fa salire ancora più in cattedra le chitarre, mentre il singer rientra un po’ di più nei canoni del genere di riferimento. “Betrayer in Me” ci mostra invece le doti di Mattila cui si faceva riferimento sopra: grazie al prezioso aiuto di cori adeguati alla situazione ci mostra anche uno pseudo-clean indiavolato che innalza notevolmente il valore del brano che forse si candida come vero top dell’album, che prosegue poi con pochi paletti fissi attorno a cui si snoda una musica coerente ma mai noiosa o pesante se non appunto in alcuni tratti delle ultime song.
Ma è un peccato perdonabilissimo, poichè questi cinque ragazzi hanno regalato a tutti i fans del genere una perla di notevole valore.

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