L’avventura Circle of Pain inizia nel 1995 sotto il moniker Tipsy Slut. Pian piano la band comincia a farsi largo all’interno del panorama metal europeo e in seguito si ritrova a suonare assieme a grandi nomi quali Saxon ed Axxis per poi arrivare nel 1999 a far da spalla a Bonfire, Pink Cream 69 ed Uriah Heep. Ecco quindi che dopo dieci anni di carriera è giunto il tempo per i tedeschi di registrare un live album come si deve e la band ci regala questo doppio cd che raccoglie quasi due ore di ottima musica. Questa prova dal vivo rastrella un’intera performance di quello che è stato battezzato come “Paradox Classix tour” ovvero una sorta di tour parallelo che la band ha portato avanti in tutta Europa (simmetricamente al tour vero e proprio) e che vede i sei crucchi impegnati ad eseguire dal vivo tutti i brani dell’ultimo concept album “Paradox of destitution” coadiuvati, in questo caso, dall’uso di un’intera orchestra sinfonica, la Sudhessen Symphonic Orchestra.

Proprio durante una di queste performance è nato “Classic live tunes”.

Personalmente non avevo mai ascoltato prima d’ora i Circle of Pain e quindi non posso fare paragoni con gli album in studio tuttavia la prova che i nostri portano sul palco è magnifica ed esaltante. Già dall’opener “Try” si rimane colpiti dalla facilità con cui i sei tedeschi riescono ad unire l’heavy metal con suoni più classici fondendoli tra loro in maniera sublime. Il risultato è una rock opera che lascerà chiunque a bocca aperta grazie anche all’ottima prova dei Circle che oltre a rivelarsi ottimi musicisti davvero preparati con i loro strumenti (spettacolare l’esibizione della coppia Kramer/ Kay alle chitarre), ci deliziano con una perfomance convincente ed evocativa. Le canzoni si susseguono in maniera veloce e senza un attimo di tregua la band ci sciorina gli estratti da “Paradox of Destitution”. L’apporto dell’orchestra è fondamentale in quanto va a riempire ancora di più il sound del gruppo di per sé già corposo grazie al sapiente uso delle tastiere da parte di Roberto Ehrman. I migliori brani di questo live si rivelano quelli che ovviamente presentano momenti meno complessi e ritornelli immediati ed, infatti, “All the time”, “The way”, “Adolescence” e “Reciprocity” si piazzano subito in testa senza un minimo di difficoltà. L’utilizzo dell’orchestra è messo maggiormente in risalto nelle parti più intimiste e delicate dei brani come capita nello splendido lento “Imagine” e nell’esaltante “Addressee Unknown” una delle canzoni meglio riuscite di tutto questo live. Il cd scorre via in maniera veloce e forse la prima parte del concerto si rivela più immediata rispetto alla seconda che è invece un po’ più ostica da digerire forse per la presenza di brani meno diretti e maggiormente complessi come la lunga “After the fall” che vede l’orchestra prendere saldamente in mano le redini del concerto ed accompagnare in maniera egregia i Circle of Pain. L’unica difetto che si può imputare a quest’album, se difetto può essere chiamato, è forse l’ugola di Connie Andreszka che ad un primo ascolto potrebbe far storcere il naso a molti ascoltatori in quanto il suo timbro vocale non è dei più immediati e cristallini nonostante questo ragazzo si dimostri un frontman carismatico e capace di raggiungere ottimi acuti.

Alla fine la produzione dell’album è davvero buona, i suoni escono freschi e potenti e anche il pubblico si sente discretamente bene, cosa a mio avviso davvero importantissima in un live album. “Classic live tunes” è inoltre presentato al pubblico in versione doppio digipack davvero molto ben realizzata grazie ad una grafica evocativa e a splendide foto che ritraggono i nostri durante alcuni momenti della loro esibizione. I Circle of Pain sembrano quindi essere una band di tutto rispetto; se potete procuratevi questo live, sicuramente non ne rimarrete delusi.

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