Il secondo disco della creatura di Zachary Stevens, ex voce solista dei Savatage, e’ quanto ci si aspettava da lui e dalla sua nuova dimensione. Gli echi dei “suoi” Savatage sono sempre li, la classe anche, il gruppo e’ completamente cambiato rispetto al primo Circle II Circle, infatti i precedenti musicisti sono stati reclutati da Jon Oliva (presente nella stesura dell’esordio dei Circle II Circle) per il progetto solista del nostro voluminoso cantante. Non cambia quindi granche’ la proposta di Zak, si parte infatti da dove aveva lasciato in sospeso il discorso con i Savatage e con il precedente lavoro in studio.
Questo “The Middle Of Nowhere” e’ un disco che non si sposta molto dalle coordinate del primo (e ottimo) “Watching In Silence”, i brani sono orchestrali ma allo stesso modo potenti e ricchi di sfumature come piace fare a Stevens, l’elemento cardine e’ ovviamente lui e la sua riconoscibilissima voce. “In This Life” apre degnamente le danze ma e’ con “All That Remains” che le cose si fanno interessanti, una bella song che mette in mostra ancora una volta la personalita’ dell’ugola del nostro buon Zak. I compagni di ventura sostengono bene la loro parte senza esagerare, band solida anche se poco versatile a parte Andy Lee che regala di tanto in tanto qualche bella escursione chitarristica sulle tracce del piu’ ispirato Caffery.
Il disco ha una buona dinamica e scorre bene, brani come “Hollow” e “Faces In The Dark” ne rappresentano la virtuale spina dorsale completando il discorso intrapreso dalle prime canzoni e dando al tutto una certa varieta’ anche se instradata su coordinate ben precise; Zak spesso sontuoso e drammatico come solo lui sa essere concede non pochi momenti decisamente validi ma e’ tutto il disco a convincere anche se non si sposta di quasi nulla rispetto all’esordio (ne dai dischi che lo hanno visto protagonista con i Savatage).
Dall’ascolto di “The Middle Of Nowhere” risulta chiaro come il sole che e’ questo il genere che Stevens adora suonare e cantare, da qui la facile considerazione che un artista si trova decisamente a suo agio con cio’ che piu’ lo aggrada, Zak continua per la sua strada e chi lo conosce sa bene quale e’, seguirlo e’ una scelta semplice e consapevole quindi. In definitiva un lodevole ritorno in scena di uno dei cantanti metal piu’ bravi degli ultimi anni, in questo disco troverete questo e tanta classe e personalita’, se e’ quello che cercate qui si va sul sicuro; aggiungeteci che a parte il disco solista di Jon Oliva di cui parlavo prima, i Savatage sembrano in stand by (auspicabile del resto dopo l’ultimo passo falso della band…), troverete ancora piu’ interessante riascoltare qualcosa che rinverdisca la memoria del gruppo americano e che ne lenisca un po’ la mancanza. Un acquisto decisamente consigliabile.

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