Dopo aver collaborato con Savatage, Circle II Circle, Transiberian Orchestra, John West e chissà chi altro, Chris Caffery si è costruito una reputazione davvero niente male nell’affollato panorama heavy metal internazionale. Dotato di una tecnica compositiva molto apprezzata e subito riconoscibile, il chitarrista americano è rimasto comunque sempre più o meno ancorato allo stile musicale dei Savatage, sia nei lavori di gruppo che in quelli prettamente solisti. Stupisce, dunque, che questo nuovo “Pins And Needles” inizi a sperimentare qualcosa di più personale e meno legato al fantasma di Oliva e compari, utilizzando tutta una serie di piccole e curiose accortezze stilistiche che potrebbero, però, disorientare il classico fan di Caffery.
Intanto presentiamo la band, che vede oltre al già noto chitarrista anche Paul Morris (Rainbow, Doro) alle tastiere, Nick Douglas (Doro) al basso, e l’accoppiata Jeff Plate (Savatage, Metal Church) e Yael (My Ruin) alla batteria, oltre alle ospitate di lusso che hanno portato le asce di Alex Skolnick (Testament) ed Eddie Ojeda (Twisted Sister) a suonare rispettivamente su “Sad” e “YGBFKM”. Una mescolanza di stili ed umori musicali che, senza dubbio, ha contribuito in maniera definitiva alla piccola svolta stilistica del buon Caffery, mai come ora “lontano” dai classici stilemi heavy metal. Piccoli smottamenti che ovviamente non rappresentano una rivoluzione totale nel modo di suonare e comporre della band, pur tuttavia segnando un percorso alternativo a quanto proposto in passato e per questo da apprezzare ed incoraggiare. Rimane complesso, però, stilare un giudizio sull’album in se, a volte davvero troppo dispersivo. “Pins And Needles”, compresa la bonus track “Once Upon A Time”, si compone di ben quattordici canzoni di un heavy metal piuttosto massiccio e pesante, a volte contaminato da impercettibili sfumature stilistiche, a volte decisamente atipico nei suoi rimandi decisamente non classici. Nel complesso, però, l’album risulta essere troppo eterogeneo e forse un po’ noioso, sebbene qualche episodio riesca sempre a dire la sua in maniera più che convincente.
E’ sempre arduo stroncare un artista che cerca di battere strade più personali ma l’impressione, questa volta, è che il buon Caffery abbia iniziato a “sperimentare” soluzioni alternative senza per questo avere bene in mente dove andare a parare…

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