Tornano in pista i Children Of Bodom e lo fanno con un album, “Blooddrunk”, che segue, ancora una volta, l’ormai collaudata formula che da anni sta alla base del sound dei Bambini di Bodom andando ancora di più ad estremizzare la componente thrash che era stata sapientemente aggiunta con il precedente “Are you dead yet?”.

Ancora una volta la velocità è senza dubbio la componente fondamentale di ogni singolo brano del neonato album e alle incredibili sfuriate di chitarra di Alexi, spesso interrotte da riff lenti e massicci, si alternano gli inconfondibili passaggi di tastiera di Warman che vanno a completare la struttura melodica dei pezzi che altrimenti risulterebbero carichi solo ed esclusivamente di tanta rabbia ed aggressività. Quanto detto fin’ora lo si nota sin da subito nell’opener “Hellbouds on my trail” e nella successiva titletrack canzoni tipicamente bodomiane fatte di riff fuminei, aperture melodiche azzeccate che rompono l’andamento del brano in maniera sapiente e ritornelli che si piantano subito in testa. Alexi è come al solito il tuttofare della band e assieme a Warman sale in cattedra e inizia a dettare legge grazie a solos stupefacenti che faranno sicuramente la gioia degli amanti della sei corde e dei tecnicismi, presenti in questa nuova fatica dei Children Of Bodom in maniera piuttosto elevata. La band non snatura il proprio sound ma continua ad evolversi verso sonorità sempre più estreme e pesanti non perdendo di vista il proprio passato che spunta fuori in brani come “Lobodomy” o nella devastante “Smile pretty for the devil”.

L’unica pecca dell’album è la sua lunghezza, solo trentasei minuti, ma alla fine non è tanto la durata che conta quanto il contenuto e i bambini cattivi hanno saputo ancora una volta centrare in pieno il bersaglio con un disco che sicuramente piacerà.

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