Sofferenti, ansimanti e pungenti, i Chaos Conspiracy provengono da Benevento e sono l’ennesima buona proposta tricolore lanciata dall’ottima etichetta inglese Copro Records. Il quartetto campano giunge al debutto ufficiale con un sound, pur se da oleare e smussare con esperienza sul campo, sempre godibile ed alquanto personale.

Un disco emozionalmente cupo, intenso, tetro, il cui più grande pregio sta nell’abbondanza con cui i quattro ragazzi riescono a trasmettere sentimenti di disagio ed “oscurità” senza ricorrere a trucchetti da manuale del gotico forzato. Suoni concreti, dunque, terreni e per questo ancora più vicini all’ascoltatore. La base su cui fanno cardine i brani risulta un connubio tra l’acidità hardcore di concezione più moderna e l’impatto di stacchi di stampo nu. Il fantasma dei Rage Against The Machine più emozionali e riflessivi, pur essendo solo parte del disegno, è dietro l’angolo e non esita a materializzarsi nello stile vocale di Enrico ma, anche e soprattutto, nell’utilizzo spesso effettistico delle chitarre. A completare il quadro alti loop di arpeggi distorti, sottili e zanzarini che sfiorano il noise, un basso pieno che riesce spesso (ma non sempre) a riempire i potenziali buchi causati dallo stile quasi dissonante ed una produzione che accompagna degnamente la band nei suoi intenti.

Nonostante il rischio di sentori di monotonia in coda alla tracklist, qualche buco di suoni già citato e, soprattutto, una pronuncia inglese da registrare, il debutto dei Chaos Conspiracy mostra candidamente talento e personalità. C’è tempo e presente di tutto rispetto per un futuro, si spera, in crescendo e più roseo che mai.

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