Signori tremate, i “Centurioni” sono tornati. E questa volta non ce ne sarà più per nessuno.
Prendendo in prestito una frase resa nota dal film Highlander, posso affermare che “Ne resterà soltanto uno”. Ed è proprio quello che succederà a chi non aveva il coraggio di scommettere che il successore di “Non Plus Ultra” sarebbe stato un ottimo prodotto.
Il combo marchigiano ha confermato ancora una volta di essere in piena forma e di aver ancora tantissima voglia di spaccare, per usare una frase tanto cara ai mitici Manowar, di “Kick Some Fuckin’ Asses”.

Sin dall’intro “The Forge”, l’ascoltatore penserà di essere uno degli interpreti del film di Ridley Scott “Il Gladiatore”. Ci penseranno i riff assassini creati dalle chitarre di Luciano e Fabio Monti a riportarlo alla dura realtà.
Basta quindi ascoltare le prime note di “Virtus”, “Man Of Tradition”, “Procreation To High”, “New Freedom”, “Eternal Return” e “Riding The Tiger” delle vere mazzate sonore che non fanno prigionieri e che farebbero scatenare un pogo selvaggio anche in un reparto geriatrico, per ritrovare quel sound compatto e granitico che ha da sempre rappresentato il marchio di fabbrica dei Centvrion. Bisogna anche dare merito al gruppo di aver saputo far tesoro degli insegnamenti della scuola metal anni ’80 senza però cadere nello scontato e nel “già sentito”.
Citazione a parte va fatta per la titletrack “Invulnerable”, un brano in cui le due asce della band si esprimono ai loro massimi livelli, in particolare nei soli. Per non parlare poi dei chorus presenti in tutto l’album che lo rendono ancora più prezioso. Bisogna fare, inoltre, un grande elogio al cantante Germano Quintabà, le cui prestazioni vocali raggiungono il culmine durante l’esecuzione di “Standing In The Ruins” e “Transcendence”, grazie a delle interpretazioni quasi teatrali che alternano momenti molto grintosi e rabbiosi ad altri molto melodici e quasi sofferti (sembra quasi di sentire Bruce Dickinson durante le esecuzioni di “Wasting Love” e “Tears Of The Dragon”, anche se molto spesso la voce di Germano fa tornare in mente il Rob Halford dei tempi d’oro).

Posso tranquillamente affermare che è praticamente impossibile trovare dei punti negativi in quest’album che è un concentrato di Heavy Metal allo stato puro, un piccolo capolavoro che non deve assolutamente mancare nella collezione di chi ama e difende il “True Metal”. Lo consiglio anche a chi non conosce i Centurion e si vuole avvicinare alla loro musica.

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