Il mio approccio con questa band si è evoluto su tre livelli. Il primo, quando iserii il cd nel lettore per la prima volta e premetti play è stato di totale stupore.
Esterrefatto dalle immense doti tecniche del gruppo ho realmente creduto di aver trovato un degno sostituto degli ultimi grandi gruppi tecno-death.
Già mi aspettavo il nuovo “Focus” quando invece ecco che un MiniMoog fa capolino dove non te lo aspetteresti mai. I passaggi morbidi e quasi fusion del brano successivo hanno lievemente stemperato il mio entusiasmo, per indurmi così al secondo dei tre livelli: la noia. Una stucchevole sensazione di inutilità, di onanismo strumentale, di tecnica fine a se stessa. Però tutto sommato certe sonorità mi affascinano e così ho ripetuto molte volte l’ascolto, quando come per magia, e come spesso accade con cd di puro progressive come questo, ecco il terzo stadio: la comprensione.
Il susseguirsi di riffs e passaggi intricati ma perfetti e completi ed alcuni passaggi spiazzanti non ci fanno più paura una volta che si entra in simbiosi con questa band, che se ne comprende la genialità di alcune trovate, la ricercatezza sonora, l’attenzione posta ad evitare il banale. Ci si trova addirittura a fischiettarne alcuni motivi.
Il primo brano di questo CD altro non è che un implacabile susseguirsi di riffs, sempre diversi, sempre molto estremi. Poi accade che un altro brano sia composto interamente da un unico riff, ripetuto, modificato,stravolto, in pieno jazz-fusion style. L’elettronica entra in gioco spesso e ci si fa cullare da liquidi passaggi quasi ambient. Ed infine “Reticular Consciusness”, una suite di 17 minuti, maestosa summa del Cavas solaris pensiero.

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