E fu così che arrivò anche per il frontman degli amati/odiati HammerFall il momento di pubblicare un suo album solista. Era solo questione di tempo ormai, ed infatti mi ritrovo a recensire il suo primo album.
Si manterrà fedele alla linea seguita con la sua band madre o cercherà di essere più personale?
Sicuramente la co-scrittura dei brani con altri musicisti quali Milianowicz, Sinner, Nauman, ecc (in pratica non ha scritto nessun brano senza collaborare con qualcuno) ha fatto si che la musica proposta in questo “suo” album sia distante dagli HammerFall in line di massima, anche se in molti passaggi l’influenza è netta.
Inoltre Cans si è circondato da alcuni dei migliori musicisti in circolazione come Zonder (Fates Warning) alla batteria, Sinner (Sinner, Primal Fear) al basso e Chlasciak (Halford) e Elmgren (HammerFall) alle chitarre.

Il lavoro di produzione è stato affidato allo stesso Cans con il suo compagno di gruppo Elmgren, ma con la (fondamentale) assistenza del notissimo Charlie Bauerfeind che ha reso tutto il lavoro molto spettacolare. Così come spettacolare è la musica contenuta in questo dischetto: si spazia da brani fortemente sinfonici a brani più diretti e aggressivi ed altri più classicheggianti. Ma il buon Cans punta essenzialmente il suo lavoro sui ritornelli molto orecchiabili e memorizzabili, diciamo anche con quel gusto commerciale che non guasta mai. Questo album quindi sembra essere stato concepito per soddisfare un po’ tutti gli ascoltatori di Heavy Metal.
Dietro al microfono Cans dimostra di migliorare disco dopo disco e in questo suo lavoro solista si esprime al meglio risultando più espressivo e meno vincolato ai canoni imposti dagli HammerFall. Ottima la sezione ritmica e bravissimi i due chitarristi nell’eseguire i numerosi soli presenti nelle dodici tracce.

Il brano di apertura “Fields Of Yesterday” farà più felici gli amanti del metal sinfonico con quel suo incedere maestoso, anche se il brano senza l’intervento delle tastiere potrebbe benissimo far parte di un album degli HammerFall.
Sono molto belli i brani veloci con riff diretti e aggressivi come “Soul Collector” e “Back To Hell”, scritti in coppia con Chlasciak; molto d’effetto i ritornelli ed i cori di “Beyond The Gates” e “The Key”, mentre risultano piuttosto insipide “Merciless” e “Silent Cries”.
E’ più orientata all’Hard Rock, o comunque ad un metal molto classico, “Dreams” che ha un sapore piacevole ma nulla di più mentre in “Signs” si pesta sull’acceleratore con un sound orientato più ai Judas Priest; nonostante la scontatezza il brano risulta efficace quanto basta a far scuotere la testolina su e giù. L’album si conclude con una ballata radiofonica, scontata e abbastanza fuori luogo rispetto a tutte le altre canzoni presenti nell’album.

Chiudo dicendo che il primo album solista del frontman degli HammerFall è un lavoro più che discreto anche se forse un tantino troppo variopinto non avendo una struttura ben definita. Nella sostanza comunque un disco non fondamentale ma che si fa ascoltare con piacere svariate volte.

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