Non è mai un compito facile parlare dei ragazzi di Buffalo noti come CANNIBAL CORPSE, che hanno alle spalle ben tredici album e venticinque anni di attività, ma con l’uscita del loro ultimo disco, è doveroso parlarne.

“A SKELETAL DOMAIN” esce il 16 settembre 2014, prodotto da Mark Lewis e pubblicato sotto Metal Blade Records . Dodici sono le tracce che lo compongono per un totale di 43:52 minuti. La prima cosa che salta all’orecchio è che questo disco, musicalmente parlando, è molto più oscuro e cupo del precedente “Torture” uscito nel 2012. Lewis ha scelto di abbassare leggermente le sonorità del basso di Webster, lasciando più spazio ai chitarristi, ma non lo è comunque da meno. Il sound viene migliorato grazie alla vocalità groove, granitica e corposa, di Fisher che offre un impatto deciso, più pulito e con un leggero tocco più brutal decisamente importante. Nonostante Paul Mazurkiewicz sia sempre stato ritenuto il componente più debole del gruppo, ha fatto un grandissimo miglioramento su di se, sulla velocità e il breakdown,  rimanendo costante e rendendo alcune tracce più catchy, come la prima “High Velocity Impact Spatter” e “Kill Or Become” che offre un ritornello stuzzicante degna di essere inserita in scaletta live per molto tempo. In ordine di platter  a livello di velocità inseriamo anche “Sadistic Embodiment” e “Icepick Lobotomy”. Grazie al lavoro soprattutto dei chitarristi, con i loro riff  godibilissimi ricamati sulla prima traccia fino all’ultima, l’ascolto del loro sound è diventato meno impegnativo, più gustoso e orecchiabile. Le altre tracce si alternano  a tratti più lenti e passionali, a tratti più speed ed energici.  Nonostante potrebbe essere il solito disco death metal, in questo caso è completamente diverso dai precedenti dischi firmati Cannibal Corpse, quindi merita comunque un ascolto in più e con maggiore attenzione.

Dunque non resta che dire Cannibal Corpse, un nome, una garanzia. Con questo ultimo disco, restano una delle band death metal più amate soprattutto per le esibizioni live, senza sbagliare un colpo. “A Skeletal Domain” resta comunque una delle migliori uscite death di quest’anno.

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